We Happy Few, La Recensione – NO SPOILER

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La prima volta che è stato possibile mettere mano a We Happy Few è stato 3 anni fa, quando il gioco è uscito in early access. Durante questi anni il titolo ha avuto diverse mutazioni fino ad essere il titolo definitivo che è uscito il 10 agosto.

Siamo in una cittadina britannica di Wellington Wells, una trentina di anni dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Il titolo è un’ucronìa cioè un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale, come Wolfenstein, per fare un esempio. Nell’universo di We Happy Few, infatti, il conflitto è stato vinto dall’esercito tedesco, che è riuscito ad invadere la Gran Bretagna nel 1933.

Il fattore conflitto mondiale è fondamentale in We Happy Few dato tutto gira sulle ferite psicologiche che il conflitto mondiale ha lasciato e su quello che porterà come conseguenze. I cittadini di Wellington Wells sono stati costretti dai nazisti a compiere una resa incondizionata, senza compromessi e senza via di uscita. I cittadini di questo piccola città, però, per evadere da questo mondo, assumono quella che viene chiamata “Gioia”, una droga sintetica che nasconde il dolore e i ricordi facendoli trasformare, con il tempo, in ossessione.

Le conseguenze dell’assunzione della droga è scontata: vita senza pensieri e sorriso fisso a 32 denti. Più che sorriso, una smorfia.

Chi ha il coraggio di non assumere più la droga viene catalogato come “musone”, viene preso a manganellate e viene espulso dalla città, diventando così uno “straccione”.

Dal punto di vista del setting adottato, tutto sembra essere al posto giusto, con una trama interessante che avrete voglia di esplorare a fondo. I ragazzi di Compulsion Games, team che recentemente è stato acquisito da Microsoft per rinforzare il reparto di sviluppo, hanno un ambiente che attira l’attenzione e rende curiosi. E visto da lontano sembra essere un bel quadro distopico.

Ma come in ogni quadro, più ci si avvicina e più si vedono i dettagli e, purtroppo, in We Happy Few, si vedono anche i difetti.

Durante lo svolgersi del titolo vivremo 3 storie diverse, ognuna interpretata da un personaggio differente. Notiamo subito che l’ambientazione anche se è la stessa, è diversa. Questo perchè il team di sviluppo ha la lasciato e conservato l’algoritmo di generazione procedurale degli ambienti. Questo algoritmo dovrebbe creare una mappa unica ad ogni partita. 

Il vero problema di We Happy Few non è il comparto narrativo (che ha comunque delle lacune) ma quello tecnico che, purtroppo, fa acqua da tutte le parti.

Partiamo dall’intelligenza artificiale.

Durante il nostro girovagare per le città ci siamo imbattuti in gruppi di persone che ci hanno attaccati senza motivo, nemici che di punto in bianco smettono di cercarci o combattere contro di noi e poliziotti che prima ti davano la caccia, appena ti nascondi in mezzo ad un cespuglio di erba davanti a lui e sotto il suo naso smette di cercarti. Ci sono diversi atteggiamenti e punti inspiegabili riconducibili ad una cattiva gestione delle routine comportamentali degli avversari.

Una altro aspetto che ci ha fatto storcere un po’ il naso è che We Happy Few sembra essere un gioco fatto in fretta e fatto uscire ancora con più fretta.

Il combattimento è molto legnoso e non restituisce la soddisfazione che avremmo voluto: partecipare alle lotte non è sicuramente uno dei punti di forza del gioco, colpa anche delle animazioni non proprio eccelse e davvero poco fluide.

Come dicevamo prima, sembra che il gioco sia stato lanciato sul mercato in fretta e furia. Le quest non funzionano come dovrebbero: vengono attivate in automatico avvicinandoci al posto in cui effettuare la missione. La cosa divertente, per modo di dire, è che il png che ti dovrebbe assegnare la quest lo incontreremo dopo e ci chiederà di svolgere un compito già attivo nella lista. Le quest principali e soprattutto quelle secondarie sono molto ripetitive e molto simili tra di loro, come molto simili e ripetitivi sono i personaggi che incontriamo nelle varie cittadine, un fattore che diminuisce parecchio l’immersività del titolo.

We Happy Few mischia diversi generi: survival, azione, stealth e una sorta di rpg con tanto di skill tree ma senza eccellere in nessuno di essi. Le meccaniche survival, a differenza della versione in early access in cui erano fondamentali, qui sono molto trascurabili. La fame, la sete e il riposo influiscono in maniera lieve sul gameplay e sul combattimento. Se all’inizio del gioco si beveva o si mangiava in modo da non subire dei malus, più proseguiamo nell’ avventura e più si abbandonano queste meccaniche, sacrificando un po’ di stamina, al massimo.

Anche le parti action perdono di impatto: se dovessimo morire per puro caso a causa di una trappola, la morte porterebbe solo conseguenze positive in quanto non solo conosceremmo la posizionedella trappola ma, tornando sullo stesso luogo, la trappola risulterebbe già scattata, così da proseguire nel percorso che poco prima ci aveva ingannato. Forte eh???

Per la parte stealth, invece, il tallone d’Achille sono le animazioni. Vedere il nostro personaggio mettere fuori gioco un qualsiasi nemico non è molto piacevole, come non è piacevole vedere che all’interno di un gioco in cui è presente la meccanica stealth, non vi è l’animazione per nascondersi ad esempio sotto il letto. Se vogliamo nasconderci o uscire da sotto un letto, l’animazione sarà una semplice dissolvenza al nero.

Lo skill tree è affascinante, ma solo perchè è uno skill tree: le meccaniche apprese non verranno sfruttate molte volte, anzi, le nuove abilità imparate le dimenticherete molto presto e sarete spesso costretti a tornare nell’albero delle abilità per consumare i punti conquistati e rivedere cosa è stato sbloccato in precedenza. Un vero peccato.

L’unreal Engine 4 è stato utilizzato bene ma senza sfruttarne a pieno le potenzialità.

All’interno delle abitazioni ci sono molti dettagli, purtroppo ripetuti molto spesso e le atmosfere inquietanti e tese viste all’inizio vanno via via scemando con il proseguire del gioco.

CONCLUSIONI

Un vero peccato questo We Happy Few: lo aspettavamo con ansia e ha deluso tutte le nostre aspettative e ci dispiace davvero constatarlo perchè l’ambientazione, ma soprattutto la scrittura, sono molto ben fatte.  I dialoghi risultano veramente ottimi, efficaci e pungenti unendo la malinconia e il dramma dell’oppressione con un pizzico di humor che riesce ad abbassare i toni e la pesantezza, senza mai esagerare.

Tutti i personaggi sono ben scritti e coerenti con loro stessi, il loro tormento, il loro dolore e la loro fragilità li leggiamo e sentiamo ad ogni parola detta nei dialoghi.

Insomma la narrazione e l’ambientazione sembrano essere le due uniche colonne portanti di quella casa che in un’analisi approfondita sembra essere davvero molto, molto traballante.

 

We Happy Few

5.2

Trama

6.0/10

Gameplay

4.0/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

5.0/10

Pros

  • Narrativa ben curata
  • Ambientazione di pregio

Cons

  • Comparto tecnico imbarazzante
  • Molti bug che rovinano l'esperienza di gioco
  • Ha bisogno di molta, molta rifinitura in più

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