The Book of Unwritten Tales 2 (Nintendo Switch), la Recensione – NO SPOILER

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Spesso è volentieri i sentimenti umani sono difficili da capire appieno o da catalogare in maniera diretta. Durante questo lungo percorso che chiamiamo vita, molte volte ci imbatteremo in sensazioni forti, che in qualche modo vorremo rivivere. Una di queste sensazioni generalmente viene chiamata nostalgia.

Grazie a questo comune e ricorrente sentimento, sempre più spesso tenderemo a rinchiuderci in periodi passati della nostra vita, semplicemente per simulare i periodi felici. I videogiocatori, spesso e volentieri si contano tra le persone più nostalgiche. Con il continuo evolversi delle cose, sembra scontato che la voglia di tornare bimbi, risulta sempre più frequente.

”Ma come c***o si esce da questo posto di m***a?!” Cit.

Il periodo compreso tra la metà degli anni ’80 e quello degli anni ’90, per molte persone, tutt’oggi risulta magico. Per un videogiocatore, ancora di più essendo che quel periodo risultava come uno dei più emblematici e prolifici per l’industria stessa. Non solo l’evoluzione videoludica iniziava a mostrare i primi denti, ma sempre più software house iniziavano a portare alla luce nuovi generi. Proprio durante il periodo sopra menzionato, un genere molto amato iniziò a prendere il soppravvento: quello delle avventure grafiche point and click. Perle come King’s Quest, Maniac Mansion e Monkey Island sono rimaste immortali tutt’oggi ed il genere prese poco a poco una connotazione sempre più marcata nel mondo videoludico.

Con il passare degli anni, il termine stesso di avventura grafica, iniziò a perdere di significato e, perché no, anche d’interesse, portando i giocatori ad allontanarsi dal genere. Infatti la qualità effettiva dei titoli attribuiti ai point n click, scese sotto gli standard, lasciando il pubblico ‘’hardcore’’ senza ‘’pane per i loro denti’’. Sicuramente, come ogni singola cosa, anche in questo caso l’evoluzione prese il sopravvento, trasformando il genere ed cambiandolo in quello che molti oggi chiamano avventure grafiche. Titoli come quelli  di Telltale e Dontnod, anche se profondi nella loro trama, continuavano ad offrire la vera sfida di un gioco point n click.

Tuttavia, anche con l’evoluzione sempre più netta del genere, molti sviluppatori presero una posizione decisa nel rimanere relegati ai vecchi tempi. Fra questi sviluppatori possiamo trovare anche i ragazzi di KING Art Games che, grazie alla loro passione per il genere e dedizione per i point n click, sono riusciti a ricreare (almeno in parte) la magia degli anni 80/90. Con qualche anno di ritardo, il secondo capitolo della saga di Book of Unwritten Tales arriva anche sulla console ibrida di casa Nintendo, ma avrà le carte in regola per conquistare i fan della console? Scopriamolo insieme nelle prossime righe!

Use your brain my son, not your muscles!

No…quello non è Sully di Monster & Co. O forse si?

Cerchiamo di partire con ordine specificando che, questo The Book of Unwritten Tales 2, si collegherà in maniera più che diretta alle vicende del primo capitolo. Anche se, di base, la storia potrebbe risultare caotica a tratti, le vicende narrate in questo capitolo, potranno comunque essere godute dal giocatore ignaro del primo Book of Unwritten Tales. Ancora una volta, prederemmo i panni dello gnomo Wilbur, della principessa Ivo, del capitano Nate e della sua fidata spalla Critter. Durante il racconto della storia, il giocatore prenderà, a turni, i panni di tutti i quattro i personaggi. Così facendo, la narrazione si ramificherà in più punti per poi arrivare ad una conclusione comune.

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Di base, la storia che Book of Unwritten Tale 2 cerca di raccontare, non risulta come una delle più brillanti, lasciando a tratti il giocatore confuso. Tuttavia, la marea di riferimenti alla cultura pop ed alle vecchie glorie dei ‘’punta e clicca’’, riusciranno a creare quella giusta magia, molto specifica degli titoli anni 80/90 che vi abbiamo accennato all’inizio della recensione. Anche la struttura del gameplay si mantiene sul classico, racchiudendo tutti gli elementi tipici dei giochi d’avventura classici. Infatti questo Book of Unwritten Tales 2 (esattamente come il primo capitolo), brilla per la sua struttura classica che cerca di offrire una vera sfida, mettendo alla prova le meningi del giocatore.

Per progredire, infatti, il giocatore dovrà risolvere una serie di enigmi di difficoltà crescente. Molti di questi enigmi li abbiamo trovati a dir poco geniali ma in altri casi ci siamo bloccati per qualche ora a causa dell’enigma in questione che risultava senza criterio logico. Ma anche con questo ‘’piccolo’’ dettaglio fuori posto, possiamo ritenerci più che soddisfatti della gratificazione ricevuta ogni volta che completavamo una fase e progredivamo nella storia.

Tuttavia, teniamo a precisare che questo stile di gameplay potrebbe risultare una lama a doppio taglio per il gioco stesso, visto che potrebbe allontanare la fetta più ‘’casualona’’ del mercato. Infatti, il gioco può risultare a tratti molto ostico, dato che non è un sistema di suggerimenti per indirizzare il giocatore sulla giusta via. Quindi non aspettatevi di imbattervi nell’ Adventure Game moderno, dove ogni singola scelta viene presa quasi automaticamente. Il gioco non vi terrà per mano ed è proprio per questo che la sua magia sprizza da tutti i pori, regalando ai nostalgici  (e non solo) quel dolce gusto di appagamento.

Tecnicamente Parlando

Remy dopo aver scoperto la ketamina. Non proprio uno spettacolo da vedere!

The Book of Unwritten Tales 2 su Nintendo Switch riesce a girare in maniera sublime ad una risoluzione di 720p in modalità portatile e di 1080p in modalità docked. Anche il framerate rimarrà sempre stabile sui 60 FPS, ma questo viene molto influenzato dalla natura molto versatile del motore Unity. Anche se, in principio, questo motore grafico non era tra i più ‘’graditi’’ dalla massa, esso è riuscito a mostrare gli artigli in mano agli sviluppatori più capaci. I ragazzi di KING Art Games sono riusciti a creare una piccola perla a livello visivo mantenendo uno stile molto ben amalgamato tra il cartoon ed il CGI. Il giocatore rimarrà sbalordito dalla bellezza di certi paesaggi e della cura messa nel ricreare ambientazioni così gradevoli per l’occhio. Persino sulla piccola console di casa Nintendo (che sappiamo già di non essere proprio un mostro di potenza), il gioco è riuscito a sorprenderci in maniera più che positiva.

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Passando per il comparto audio, possiamo senza ombra di dubbio affermare che il lavoro svolto per Book of Unwritten Tales 2 è a dir poco magnifico. Forse il comparto audio risulta come uno dei più curati dell’intera produzione, riuscendo a variare ogni singola traccia ed a ricreare la magia delle vecchie glorie.

Le tipiche canzoni in tema ‘’fantasy’’ saranno una vera goduria e siamo pronti a scommettere che, anche voi, se proverete il gioco, rimarrete qualche minuto buono ad apprezzare le tracce di sottofondo. Tenendo conto che stiamo parlando di uno studio indie, vedere una cura così ‘’maniacale’’ per questo comparto, ci fa più che piacere.

L’unico ‘’pelo nell’uovo’’ che siamo riusciti a trovare (oltre il carente bilanciamento di certi enigmi) risiede purtroppo nello schema di controlli. Il gioco infatti, risulterà a tratti molto meccanico e legnoso da giocare con il pad. Le azioni da compiere non sono immediate, dato che l’immediatezza del mouse non potrà essere ‘’simulata’’ da un semplice pad. Molte volte, inoltre, ci siamo ritrovati ‘’incastrati’’ in punti morti della camera, senza riuscire a far partire il comando da noi desiderato. Sicuramente questa cosa non comporta chissà quale difficoltà nel progredire, ma il senso di poca ‘’fluidità’’ ci è sembrato molto presente.

In conclusione

La pianta in basso a destra…dove l’abbiamo già vista?!

Il gioco dei ragazzi di KING Art Games potrebbe essere catalogato senza tantissime difficoltà come una piccola perla nascosta. La magia ricreata da questo The Book of Unwritten Tales 2 riesce anche a distanza di anni rimanere qualcosa di unico. Mantenere meccaniche ‘’vecchie’’ ma riuscendo comunque a creare nel cuore del giocatore certi sentimenti, fa capire che dietro al progetto c’è stato un grandissimo amore.

Se state cercando qualcosa di diverso o semplicemente volete rivivere certe sensazioni che si trovano sempre di meno in giro, allora questo gioco potrebbe dimostrarsi un ottimo acquisto. Anche soprassedendo su qualche piccola sbavatura, The Book of Unwritten Tales 2 meriterebbe essere giocato da tutti i fan dei titoli LucasArts (riferendoci alle avventure grafiche) ma anche da qualche nuova leva.

7.3

Gameplay

7.5/10

Grafica

7.5/10

Sonoro

8.5/10

Longevità

7.0/10

Trama

6.0/10

Pros

  • Una piccola perla old school
  • La colona sonora è a dir poco magnifica
  • Gran parte degli enigmi sono studiati bene...
  • Una marea di easter egg dedicata ai classici del genere

Cons

  • Trama abbastanza piatta
  • Non adatto a tutti i giocatori
  • ...ma altri non hanno proprio un criterio logico
  • Risulta molto legnoso da giocarci col controller

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