SINNER: Sacrifice for Redemption, la Recensione – NO SPOILER

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Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Con il passaggio generazionale al quale siamo abituati, ciclicamente ogni 6/7 anni (circa), molte cose tendono a cambiare. Ad ogni generazione sicuramente si fanno passi avanti sia a livello di gameplay generale, che sotto il punto di vista tecnico, quando si parla di potenza bruta. Ma nel corso di queste ultime 2 generazioni, oltre l’aspetto tecnico, è cambiata anche la difficoltà generale di molti titoli. Diciamocelo sinceramente ragazzi, ma con l’andare degli anni, tendenzialmente siamo stati abituati ad esperienze di gioco sempre più facili (rispetto al passato). La voglia quasi morbosa di essere tenuti per mano dal gioco stesso, spesso e volentieri, costava punti all’esperienza generale.

Tutto cambiò però, quando dal nulla, nella scorsa generazione, From Software diede vita ad una ‘’piccola’’ chiamata Dark Souls (anche se il tutto nacque con Demon’s Souls, ma bypassiamo per non allungare troppo). Essa fu considerata una delle saghe più belle della scorsa generazione principalmente per il coraggio di distinguersi dalla massa punendo severamente gli errori del giocatore, senza doverlo prendere per mano. I titoli From diedero cosi vita ad un vero e proprio genere, che negli anni a venire, sempre più software house cercarono di emulare. Nacque quindi di conseguenza il genere Souls-Like, uno dei generi più amati ma nello stesso tempo più odiati dalla comunità videoludica.

Nel corso di questi anni siamo stati testimoni di una marea di titoli che cercavano di approcciarsi alla saga di From Software. Molti fallendo miseramente come il mediocre Lords of the Fallen dei Deck13. Altri invece riuscirono ad riproporre il genere nella propria chiave come quella piccola perla di Nioh. Ma cosa succederebbe se, dal nulla, si mischiassero più elementi, inclusi quelli dei soulslike in un solo titolo? Come abbiamo già affermato in passato, di solito, niente di buono nasce da questi ‘’miscugli’’ ma abbiamo visto che, molte volte, il risultato potrebbe essere davvero sorprendente (basta vedere Dead Cells). Andiamo quindi a scoprire nelle prossime righe se questo SINNER: Sacrifice for Redemption riuscirà ad essere un nuovo Dead Cells o l’ennesimo Lords of the Fallen!

Give your soul to me…for eternity?

Di base, ci viene difficile catalogare o attribuire un genere preciso a questo SINNER, semplicemente perché il gioco cerca di prendere elementi da tantissimi giochi classici. Per cercare di dare una spiegazione sensata, immaginatevi un mix tra il recente Furi ed un qualsiasi Dark Souls. Infatti il gioco cerca di proporsi in parte come un’alternativa ai classici souls-like, prendendo elementi da un qualsiasi boss-rush game. Il gioco infatti cerca di puntare praticamente tutte le sue carte sul gameplay e quasi nessuna sulla narrativa. Di base, dunque, non ci sarà una trama, o meglio, la trama c’è, ma risulta talmente superflua che non vi cambierà praticamente niente skipparla o seguirla. Vi basterà sapere che il gioco vuole basarsi sui 7 peccati capitali che divoreranno il mondo di SINNER. Ogni boss avrà una caratteristica rappresentativa dei peccati come la lussuria, avarizia, gola e cosi via.

Se di base la trama cerca ci seguire una storia semplice in favore del gameplay, essa fallisce abbastanza miseramente, perche si, da un lato abbiamo una trama solo suggerita (seguendo la logica dei Dark Souls), ma da un altro lato essa risulta talmente povera che ad un occhio più attento sembrerà praticamente inutile. Se con i vari souls avevamo una storia che per quanto semplice di base, si complicava e ampliava con la lore circostante, in questo SINNER non aspettatevi un’ esperienza simile. Ma come abbiamo già detto sopra, si potrebbe intuire che la storyline sia stata volutamente sacrificata in favore del gameplay e della giocabilità generale.

Ovviamente anche il gameplay prende molto dai souls-like in termini di approccio, ma a differenza di quest’ultimi ci saranno delle caratteristiche diverse. Infatti ritornando alla route da boss rush game, il gioco vi farà iniziare con praticamente tutti i potenziamenti del gioco, già disponibili. Subito verrete lanciati in una HUB centrale in quale sarete voi a decidere chi e come affrontare per primo. La caratteristica che differenzia questo SINNER da altri giochi (di genere simile) è che, per affrontare ogni boss, il giocatore dovrà sacrificare una parte della sua potenza. Infatti più andrete avanti nel gioco, più diventerete deboli e per questo è importante conoscere prima ogni singolo boss. Ogni debuff potrebbe risultare fatale in certe boss fight se non si calcola il pericolo iniziale.

Tuttavia, dato che dall’inizio avremo dei potenziamenti già prestabiliti e delle armi già di default, questo toglie ogni possibilità di personalizzare a dovere il nostro personaggio o upgradare qualsivoglia statistica. Ci saranno dei piccoli upgrade dopo ogni singolo boss, ma non aspettatevi miracoli o cambiamenti generali nel gameplay. Questa mancata caratteristica del customizzare la propria esperienza, castra ancora di più il titolo quando si parla della rigiocabilità generale. Anche a livello di difficoltà, il gioco ci sembra bilanciato solo in parte. Se siete dei novellini per il genere (sia soulslike che boss rush) allora l’esperienza potrebbe risultarvi anche abbastanza impegnativa, ma se avete anche una minimo di familiarità con i generi sopra citati, allora il gioco lo finirete in una manciata di ore

Tutti i boss ci sono sembrati a dir poco banalotti, con dei pattern troppo facili da imparare che, principalmente, una volta capiti, vi trasformeranno in piccoli cari armati. Il tempo di reazione tra una schivata e l’altra e talmente ampio che persino un bradipo riuscirebbe a scansare in maniera egregia almeno il 90% degli attacchi. Anche il mancato equilibrio tra danni del boss e le vostre armi ci sembra un pochino fuori norma, visto che, grazie allo spadone a due mani, scioglierete anche il peggiore dei boss in pochi colpi, anche quando sarete debolissimi. Quindi possiamo dire che il gameplay funzionerebbe a dovere ma, per colpa di certe scelte insensate, cade nella mediocrità più assoluta.

Tecnicamente Parlando

La versione provata da noi è stata quella per la console ibrida di Nintendo e possiamo affermare che il gioco si è comportato in maniera più che ottima sia in versione portatile che Docked. Le due risoluzioni presenti saranno 720p in modalità portatile e 1080p in modalità Docked. Per quanto riguarda il framerate, esso rimarrà fisso sui 30 FPS in entrambe le modalità e durante le nostre sessioni di gioco non abbiamo notato particolari drop. Invece per quanto riguarda la grafica ed il level design generale, torniamo di nuovo sul mediocre, perché SINNER è uno dei giochi più vuoti e basilari di sempre. I dettagli dei livelli si contano sulle dita di una mano e di per se a livello grafico il gioco sembra principalmente un gioco mobile poco più pompato. Anche il design dei boss lascia davvero a desiderare e confeziona un’esperienza tutto sommato abbastanza dimenticabile.

Invece quando si parla di controlli, non possiamo lamentarci, anzi. L’input di comandi del gioco funziona in maniera eccezionale e risulta reattivo senza delay o lag tra un commando e l’altro. Questa è una cosa molto importante e che siamo contenti di “premiare” dato che giochi di questo genere necessitano di un input molto solido.

A livello audio invece ritorniamo nella mediocrità (ci stiamo stufando anche noi a ripeterlo): nè la colonna sonora nè il campionario dei suoni risulta anche solo minimamente coinvolgente. Le musiche sono blande, il doppiaggio e la qualità generale audio si attesta su livelli molto bassi. Non aspettatevi soundtrack caratteristiche o suoni surreali, perché questo SINNER non avrà niente di  tutto questo.

In conclusione

Se inizialmente il nostro entusiasmo per questo titolo era abbastanza elevato, arrivati alla fine dell’esperienza, ci siamo ritrovati tra le mani un prodotto che in parte ci prova, ma principalmente si perde nella banalità. SINNER è un titolo vuoto, senza anima e principalmente dimenticabile, ma potrebbe risultare interessante per chi cerca un’esperienza alternativa ai souls o ai boss rush game. Tuttavia non ce la sentiamo di consigliarvi il gioco del tutto, specialmente perché, per la stessa somma. potete trovare esperienze molto più gratificanti e meglio riuscite come Furi o perché no il recente Megaman 11. Invece se volete un soulslike puro, forse vi conviene investire una ventina di euro in più e buttarvi direttamente su Dark Souls Remastered.

0.00
5.7

Trama

5.5/10

Gameplay

6.5/10

Grafica

6.0/10

Sonoro

5.5/10

Longevità

5.0/10

Pros

  • Una buona alternativa ai Souls-like...
  • Il feeling è molto old-school
  • Il gameplay funziona a dovere

Cons

  • ...ma troppo semplice per i veterani
  • Molto corto anche per i standard
  • Rapporto qualità prezzo non del tutto eccellente!
  • Semplicemente mediocre!

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