Sekiro: Shadows Die Twice, la Recensione – NO SPOILER

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Per chi ci segue già da un buon periodo di tempo, avrà già presente il fatto che, in passato, abbiamo trattato innumerevoli volte il discorso riguardante l’evoluzione (umana e videoludica). Questo “processo” che gira intorno ad ogni sfera creativa, risulta a tratti difficile da accettare, rendendo esso in qualche modo una conseguenza incontrastabile. Ma cosa determina di base l’individuo a spingersi oltre i suoi limiti e di conseguenza migliorarsi? Sicuramente la risposta potrebbe risedere in tantissimi fattori, ma uno dei più concreti si può accomunare al sentimento di sfida che, ogni singolo individuo sviluppa nel corso della sua vita. Ogni singolo individuo, durante il ciclo vitale, verrà in qualche modo “spinto” a volere di più, affrontando in maniera (spesso) graduale, una serie di eventi e prove, per dimostrare le proprie capacità.

“Sekiroo…Tu sei l’uomo Ninja! Sekiroo.. che forte sei tu!”

Anche nel panorama videoludico siamo stati testimoni innumerevoli volte di processi simili a quello menzionato sopra. Il solo esempio delle singole console generazionali basterebbe per esprimere al meglio ciò che cercavamo di dire nelle prime frase. Ogni software house, nel corso della sua esistenza, cerca in qualche modo di stare a galla, portando novità concrete al panorama e cercando di lasciare “un segno”. Tra tutte le compagnie che potremmo elencare, From Software sarebbe quella più “degna” da accostare al discorso “evoluzione personale”. Da una semplice compagnia di sviluppo software per le fattorie, in poco tempo From Software diventò uno dei pilastri delle scorse generazione di console, definendo e creando saghe ormai diventate leggendarie. Anche oltre le solite magagne tecniche e qualche “incapacità” dimostrata durante i vari processi programmativi, la casa nipponica si è dimostrata spesso capace di imparare delle proprie “cavolate”, cercando sempre di offrire prodotti (in qualche modo) migliori.

Dopo quasi 3 anni dal loro ultimo lavoro, eccoci finalmente arrivati alle prese con l’ultima opera nata in casa From Softaware. Presentato in anteprima durante l’E3 del 2018, Sekiro: Shadows Die Twice riuscì a colpire fin da subito il pubblico amante della casa di sviluppo nipponica (e non solo). Ma sarà risucità From Software ancora una volta a lasciare il suo marchio e nello stesso tempo offrire un’esperienza fresca ed innovativa? L’attesa ne sarà valsa o questo Sekiro risulterà solo “fumo e specchi”? Andiamo a scoprirlo nelle prossime righe della nostra recensione!

Don’t call me Souls-Like!

“Sarà questo il Molise?”

Sekiro: Shadows Die Twice nasce sulle base consolidate dal genere avviato dai “souls-like”, distaccandosi tuttavia dalle radici per diventare una cosa a se stante. Con questa opera, i ragazzi di From Software hanno cercato di “elevare” ancora una volta un genere, creando un gioco pressochè nuovo in ogni suo aspetto. Le aggiunte e le diversità rispetto ai vecchi titoli risultano a dir poco tanti e vari, ma la prima cosa che salterà all’occhio durante l’avvio della prima partita, sarà lo stile narrativo scelto dalla casa nipponica. Come ben saprete ormai, From è sempre stata “emblematica” per la sua natura, quasi enigmistica nel raccontare le proprio trame videoludiche attraverso il floklore (o semplicemente lore) del mondo (di gioco). Questa volta però, la casa di sviluppo giapponese, avrebbe scelto un approccio più tradizionale, regalandoci per la prima volta una storia più “lineare” ma non di certo banale o blanda.

In Sekiro: Shadows Die Twice, per la prima volta From Software sembra aver cercato di “ricreare” una parte dell’epoca Sengoku (periodo emblematico del Giappone Feudale che nel arco di circa 160 anni si prolungò tra guerre derivate dalle crisi politiche). Molti elementi tipici di quel periodo, come le varie crisi tra i regni ed le guerre sempre più violenti, sono certamente presenti nell’opera nipponica. Tuttavia, come per ogni singolo titolo made by From, anche in questo Sekiro, il mondo di gioco “realistico” incontrerà il fantasy puro, regalandoci scontri con creature impressionati ed ispirate alla cultura nipponica. Questo elemento “fantasy” servirà anche come fulcro principale della storia.

Chi la ha dura vince…la spada ovviamente!

Andando a parlare in maniera diretta della trama, vi basterà sapere che, il gioco vi metterà nei panni del Lupo, un povero orfano di guerra che verrà preso in adozione da un Shinobi leggendario e successivamente addestrato nelle arti esoteriche/ninja. Il Lupo avrà il compito di proteggere l’Erede Divino, mettendo in gioco, se necessario la propria vita. Senza andare a spoilerarvi troppo, vi basterà sapere che tutta la trama girerà intorno a questo Erede Divino ed ad un potere derivato dal sangue di quest’ultimo (chiamato Sango del Drago). Il sangue dell’Erede Divino rinchiude le capacità di donare l’immortalità a tutti coloro che servono l’Erede.

Anche se all’apparenza potrebbe risultare come un incipit di storia banale, vi possiamo garantire che andando avanti con essa, il comparto narrativo sa farsi veramente apprezzare, rivelando spesso colpicini di scena a dir poco godibili. Ovviamente rinunciando alla parte folkloristica (tipica dei vecchi titoli From),  anche la parte enigmistica del gioco si riduce all’osso. Tuttavia, questo Sekiro si dimostra all’altezza del compito, anche distaccandosi dalle sue radici iniziali.

Sometimes maybe good, sometimes maybe shit!

“Buon capodanno cine…AH NO ASPE!”

Come abbiamo già affermato all’inizio della recensione, l’attuale opera From Software aggiunge una varietà di cambiamenti talmente vasta alla formula classica dei Soulslike, da rendere il tutto quasi unico e mai visto. Il gameplay di Sekiro si presenta come un classico Action Hack and Slash, tipico di quanto già visto magari con Ninja Gaiden (Remake) ed ovviamente i vari Soulslike. Tuttavia, per distaccarsi dalla formula base, From Software avrebbe deciso di abbandonare la strada degli “RPG”, togliendo del tutto una progressione basata sulle statistiche. Se nei vecchi titoli era possibile farmare e aumentare in modo categorico le proprie statistiche, per poi sciogliere letteralmente la sfida, in Sekiro questo processo va a farsi benedire. Ve lo diciamo fin da subito che, se proverete ad affrontare il titolo come un classico souls, esso vi prenderà letteralmente a calci in bocca in maniera ripetuta (fino a farvi smettere). La struttura del gioco sfrutta in maniera categorica le capacità del giocatore, rendendo ogni singolo incontro adrenalinico, veloce ma nello stesso tempo calcolato.

Abbandonando anche la meccanica della stamina in favore di quella della postura (una barra che determinerà la capacità di bloccare i colpi), il giocatore potrà essere più aggressivo. Tuttavia, non sempre l’aggressività darà i risultati desiderati, essendo che ogni singolo errore potrebbe costarvi sessioni di 20, 30 o più minuti. Dovrete imparare alla perfezione deviare gli attacchi nemici, ed sbagliare il tempismo, renderà i vostri incontri a dir poco dolorosi. Affrontare i boss risulterà quasi come giocare ad un Rhythm Game, essendo che Sekiro vi spingerà a muovervi a ritmo insieme al vostro nemico, rendendovi tutto più caotico ogni volta che sbagliate. Tuttavia, se durante gli incontri subirete l’inevitabile sconfitta, il gioco vi darà la possibilità di sfruttare la meccanica di resurrezione, ovvero la possibilità di tornare in vita ed finire l’incontro. Però questa meccanica ha il suo costo essendo che, ogni morte, creerà dei “disturbi” (chiamiamoli così per evitare spoiler) nel mondo di gioco, impedendovi di svolgere molte missioni secondarie. Inoltre, la ripetuta morte, vi ridurrà anche la possibilità di ricevere aiuti divino, ovvero morire senza subire perdita di esperienza o denaro.

Anche se il gioco non permette in maniera diretta di alterare le statistiche del proprio personaggio, ci saranno comunque possibilità di salire di livello e migliorare le proprie abilità. Sconfiggendo i nemici ed i boss potrete guadagnare Sen ed Esperienza. Con i Sen potrete acquistare oggetti e materiali utili per aiutarvi in battaglia (Come confetti specifici, compresse ed materiali di potenziamento per la protesi), invece con i punti esperienza potrete guadagnare punti abilità da utilizzare in vari rami per sbloccare nuovi attacchi o abilità passive. Anche la forza d’attacco e la vitalità (e postura) saranno upgradabili, ma questa volta servirà affrontare per forza i vari boss e mid boss . Anche l’emblematico braccio prostetico risulterà potenziabile ed ovviamente (come visto nei vari trailer) adattabile a diverse situazioni. Non solo esso si rivelerà un utile rampino, aiutandoci ad esplorare i livelli molto complessi, ma si rivelerà in certi incontri un oggetto a dir poco indispensabile. Le sue potenzialità potranno essere migliorate attraverso vari materiali, che ricordano molto i sistemi di upgrade già visti nei vecchi titoli della serie.

“Neo mi fa ‘na pippa!”

Andando a parlare di level design e della struttura generale di esso, Sekiro: Shadows Die Twice ci è sembrato molto soddisfacente. La mappa del gioco si presenta in una maniera molto simile a quanto visto in Dark Souls 3, rendendo il mondo interconnesso soltanto a sezioni. Tuttavia la diversità di ambientazioni ed anche la posizione dei checkpoint, ci sono sembrati più varie e soddisfacenti rispetto a qualsiasi altra opera From. Anche la possibilità data dal rampino di esplorare in maniera dinamica l’ambiente (accorciando a tratti le distanze tra noi e l’obbiettivo prestabilito) rende l’esperienza molto più veloce ed “verticale”. Saltare, aggrapparci alle sporgenze ed arrampiarci in punti (a prima vista) impossibili, risulterà molto dinamico ed spingerà spesso i giocatori ad esplorare per trovare materiali necessari per gli upgrade.  Molte volte però, le aree subiscono degli “squilibri” per quanto riguarda la difficoltà, rendendo certe sezioni più frustranti del dovuto. Vederci “gankare” per diverse volte da minion più mini-boss, ci è risultato a tratti frustranti, specialmente quando i nemici riuscivano a trackarci anche attraverso i muri o le sporgenze.

Anche la dinamica stealth che il gioco propone risulta in parte altalenante. Per quanto essa sembra funzionare a dovere, a tratti essa semplifica (forse un po’ troppo) i vari inconti. Anche l’intelligenza artificiale (soltanto nelle fasi stealth) dei nemici non sembra brillare essendo che, molte volte potrete sterminare decine di nemici, senza farvi minimamente notare. Altre volte, “grazie” al tracking sbagliato, non riuscirete manco ad approcciarvi in maniera consona al primo nemico che verrete già avvistati da 200 metri di distanza. Nel complesso, il gameplay del gioco sembra funzionare a dovere, creando di base un’opera unica ma nello stesso tempo quasi perfetta (specialmente per il combat system a dir poco magnifico).

Tecnicamente Parlando

“Mo voglio vedere i vigili del fuoco provare a spegnere sto casino!”

Come saprete ormai, From Software non è mai brillata per le sue capacità di programmazione, rilasciando spesso opere a dir poco disastrose dal punto di vista tecnico. Anche questo Sekiro, purtroppo, soffre di qualche singhiozzo, ma risulta sicuramente una delle opere “più curate” della casa nipponica. Su Playstation 4 Pro (la versione provata da noi), il gioco si presenta in una risoluzione bloccata a soltanto 1080p, dandoci però la possibilità di avere un framerate sbloccato aggirandosi intorno ai 50 FPS.  Tuttavia, anche con la possibilità di avere una fluidità maggiore in certe situazioni, il gioco tende spesso a non restare fluido, avendo sbalzi di frame e cali fino ai 30 FPS. Niente di tutto ciò non rende l’esperienza ingiocabile o fastidiosa, ma la “fluidità” generale potrebbe creare disturbi a tratti (specialmente nelle fasi più caotiche). A livello di dettagli visivi il gioco si presenta in maniera quasi eccellente, con giochi di luce dinamici ed panorami da mozzafiato, che compensano in parte le magagne tecniche riguardanti il framerate.

Una cosa che però From Software continua a sbagliare risiede nella gestione della telecamera che, purtroppo, anche in questo titolo risulta a tratti molto caotica. Nelle situazioni “strette” la telecamera tende ad impazzire, rendendo frustrante l’incontro e spesso portando alla morte il giocatore. In un gioco dove ogni singolo sbaglio potrebbe risultare fatale, l’impedimento tecnico della telecamera non può risultare un elemento di disturbo e frustrazione per il player. Speriamo vivamente che questo singhiozzo tecnico possa venir aggiustato in futuro con qualche patch.

“Salsa vuoi amigo?”

Sotto il punto di vista audio, siamo sempre a dei livelli a dir poco altissimi come in ogni singola opera From. Le opere musicali che il gioco ci proporrà creeranno quell’aria di epicità unica dei giochi simili, rendendo ogni incontro ancora più adrenalinico e godevole. Sentire il crescendo dei tamburi duranti un incontro 1vs1 contro un generale Samurai o il violino sempre più accentuato durante l’incontro con un determinato demone, rende la varietà di suoni ottima sotto tutti i punti di vista. Sul doppiaggio ci sono molti alti ma anche qualche basso, essendo che il doppiaggio italiano soffre di qualche inconsistenza (dovuta alla credibilità di certi doppiatori). Tuttavia, noi vi consigliamo di lasciare il doppiaggio originale (ovvero in giapponese) così da immedesimarvi ancora di più in questo Giappone Feudale made by From.

Anche a livello di longevità generale, il titolo si posiziona su livelli eccellenti, proponendo una rigiocabilità accentuata. Ci viene difficile stimare un numero di ore effettivo per finire una prima run, essendo che il gioco potrebbe variare da persona a persona, ma vi basta sapere che a noi, per finire la main quest ci sono volute circa 35 ore di gioco. Ovviamente per avere tutti e 4 i finali disponibili ed affrontare ogni singola area secondaria, il gioco si allungherà di almeno un’altra 40tina di ore, portando il tutto a circa 90/100 ore complessive di gameplay. Una longevità che, per un Action game ci sembra a dir poco ottima!

In conclusione

Sekiro è riuscito a sorprenderci così come fece a suo tempo Demon’s Souls, offrendo un prodotto fresco, ma nello stesso tempo con delle basi solide. Ogni calcio in bocca ricevuto ci ha spinti a migliorarci ed ogni boss sconfitto ci ha regalato soddisfazioni a dir poco immense. Con questa opera From Software e Hidetaka Miyazaki hanno dimostrato alla propria fan base (e non solo) di essere ancora capaci a regalare emozioni  (e frustrazioni) uniche come in passato.

Se si parla di evoluzione videoludica (almeno a livello di gameplay), Sekiro: Shadows Die Twice è un giusto esempio da seguire, specialmente dal punto di vista del gameplay.

8.7

Gameplay

9.5/10

Trama

7.5/10

Grafica

8.0/10

Sonoro

9.0/10

Longevità

9.5/10

Pros

  • Un gioco "Skill-Based" puro in ogni sua forma
  • Un level design magnifico
  • Il livello di sfida risulta molto appagante...
  • Una giusta evoluzione del genere
  • Colono sonora a dir poco da pele d'oca

Cons

  • Il framerate risulta un po' ballerino
  • Potrebbe rivelarsi proibitivo per certi giocatori
  • ...anche se a tratti si dimostra mal bilanciato
  • La telecamera impazzisce in certe situazioni

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