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Matteo Ivaldi
Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Amante delle storie in ogni forma, ha affittato un emisfero del cervello a mondi immaginari. Avendo passato l'infanzia tra navi spaziali, Tolkien e Final Fantasy non può più fare a meno di flirtare con la fantascienza, la letteratura e i videogiochi. Talvolta può sembrarvi distratto, in realtà è probabile che stia facendo scorrere scene assurde nella sua testa con tanto di titoli di coda.

Le ultime notizie riguardo Arklay risalivano al 2014, quando la Mance Media annunciò insieme alla Constantin Film (lo studio che ha prodotto tutte le trasposizioni basate su Resident Evil con Milla Jovovich protagonista) la messa in produzione di un prequel degli eventi narrati nel primo videogioco Capcom, ovvero l’epidemia scatenatasi all’interno della Villa Spencer, alla periferia della città immaginaria di Raccoon City nel 1998, sotto forma di serial televisivo. Arklay avrebbe dovuto anticipare l’uscita di Resident Evil: The Final Chapter, la conclusione dell’epopea action diretto da P. W. Anderson, uscito nel 2016, ma la mancanza di ulteriori informazioni da parte degli studio pose la serie del dimenticatoio.

Ora Shawn Lebert, fondatore della Mance Media, ha pubblicato il cortometraggio di dodici minuti intitolato Dave che funse da concept per ciò che sarebbe dovuta diventare Arklay; a quanto pare il fallimento del progetto fu imputabile al disinteresse dei finanziatori che, in concomitanza con la perdita di appeal della saga videoludica, riportata in auge quest’anno con Resident Evil 7, più vicino ai canoni puramente horror con i quali conquistò il pubblico tra la fine degli anni novanta e i duemila, e la conclusione dell’esalogia cinematografica, non permise a Lebert di proseguirne i lavori.

Arklay avrebbe dovuto narrare la storia di Jim Reinhardt, un investigatore privato intento a scoprire le reali motivazioni dietro all’inspiegabile suicidio del fratello Dave; la ricerca avrebbe dovuto portare Jim a svelare un complotto (ordito dalla Umbrella, la società farmaceutica che inventò il virus capace di trasformare gli umani in zombi e altre creature mostruose) legato a una serie di misteriosi e brutali omicidi avvenuti nello stesso periodo nei pressi delle montagne omonime, le Arklay, ovvero i pressi della città destinata a venire invasa dalle mutazioni mostruose nella trilogia di videogiochi distribuita su PlayStation.

Naturalmente è impossibile che Arklay possa essere realizzata ora nonostante la rinnovata attenzione mediatica verso Resident Evil; una nuova eventuale serie si baserebbe senz’altro su un soggetto inedito, ma il cortometraggio di Lebert ci permette di osservare per la prima volta a distanza di anni lo stile che Arklay avrebbe avuto se essa fosse stata opzionata da un network; è probabile che la serie avrebbe trovato un modo di collegarsi agli eventi dei primi titoli Capcom introducendo a un certo punto i personaggi di Chris Redfield e Jill Valentine, un interrogativo che nemmeno Lebert, se non a livello di intenzione, sarebbe in grado di confermarci.

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