One Piece: World Seeker, La Recensione – NO SPOILER

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Salvo Privitera
Appassionato da sempre di videogiochi, serie tv e film. Vivo la mia vita un quarto di miglio alla volta cercando di evitare gli spoiler per tutta la roba che ho ancora da recuperare. E fidatevi, ne ho tanta.

Appassionato da sempre di videogiochi, serie tv e film. Vivo la mia vita un quarto di miglio alla volta cercando di evitare gli spoiler per tutta la roba che ho ancora da recuperare. E fidatevi, ne ho tanta.

Nel lontano 19 Luglio 1997 sulla rivista giapponese Weekly Shonen Jump venne pubblicato il primo capitolo, di quello che era destinato a diventare uno dei più famosi (nonché longevi) manga in circolazione. Stiamo parlando ovviamente di One Piece, un’opera che ha accompagnato la maggior parte di noi – oramai più che maggiorenni – durante la nostra crescita, e che continua ancora oggi, a farci emozionare come se fossimo ragazzini appena tornati da scuola e in attesa della nuova puntata di “All’arrembaggio” insieme a “Rubber” e la sua ciurma. L’opera di Eiichiro Oda, è il manga più venduto al mondo; con oltre 440 milioni di copie vendute (dai volumi 1 a 87).

L’importanza dell’opera non si discute, i temi che ha toccato l’epopea durante la sua continua evoluzione sono stati innumerevoli: razzismo, sfruttamento minorile, xenofobia e tantissimi altri, in un contesto che non è mai diventato troppo serio o pesante. Ma non siamo qui per vendervi il manga; questa introduzione ha infatti lo scopo di far capire l’importanza di tale opera, che non è mai riuscita a brillare nelle sue trasposizioni videoludiche, contrariamente agli altri manga game come Dragon Ball e Naruto. One Piece: World Seeker, cerca di rivoluzionare il brand dell’opera, ormai rilegato quasi esclusivamente ai musou, con un gioco Open World.

Sarà riuscita questa volta Bandai Namco e i ragazzi di Ganbarion (creatori di oltre 11 titoli di One Piece, non gli ultimi arrivati quindi) a creare un gioco degno del nome che porta? O a noi fan della saga ci toccherà aspettare ancora il prossimo gioco? (Che speriamo venga fatto dai CyberConnect2, ndr) Scopritelo con noi!

Il mio tesoro? Prendetelo pure se volete, cercatelo!

Sicuramente, uno dei desideri più grandi dell’intera fan base dell’opera di Eiichiro Oda, è quella di un videogame che ripercorri tutta la storia originaria e i momenti più iconici del manga, ma anche questa volta.. sarà per la prossima volta. La trama infatti sarà totalmente originale, possiamo vedere questo titolo come un’enorme film dell’opera, che si mantiene su una linea temporale differente dagli eventi del manga, ma segue comunque quest’ultimo quando si parla di coerenza dei personaggi e situazioni.

Sappiate fin da ora che se decideste di iniziare il gioco senza essere almeno al pari con l’anime, verrete brutalmente fustigati a causa di pesantissimi spoiler sui futuri personaggi e trasformazioni; noi in questa nostra recensione seguiremo la linea editoriale dello spoiler free ma in alcune parti sarà inevitabile qualche spoiler sull’anime/manga.

Al primo avvio del gioco, vediamo come la ciurma di cappello di paglia sia alle prese con una nuova avventura, in un isola del tutto inedita, chiamata “Isola Carceraria“. Qui la ciurma sarà divisa e toccherà a noi, comandando Rufy, a salvare i nostri compagni. Nei primi minuti di gioco faremo la conoscenza di Jeanne, che salverà il nostro protagonista e ci indicherà la via per salvare, man mano, la ciurma smarrita.

La trama è uno degli aspetti migliori del gioco, visto che su quest’isola, grazie ad alcune vicende che saranno spiegate avanzando nella trama, si riuniranno diversi volti celebri del mondo di One Piece, che oltre ad essere un mero pretesto per un po’ di puro fan service, avranno il loro ruolo all’interno del mondo di gioco.

No, non è questo il fan service a cui intendiamo. Il gioco vanterà una presenza veramente massiccia di personaggi e apparizioni che i fan della serie apprezzeranno tantissimo

La storia infatti scorre liscia e piacevole e dopo esserci riuniti con i nostri compagni, scopriremo che l’isola è al centro di una sorta di guerra fredda tra, i Pro-Marina (i sostenitori della Marina) e gli Anti-Marina (coloro che odiano la presenza dell’esercito sull’isola) guidati dalla stessa Jeanne. Questa guerra fredda sfocerà molto velocemente in un vero e proprio conflitto, e da qui vedremo successivamente l’intromissione di diversi schieramenti del mondo di One Piece.

Gli ammiragli sono solamente UNA delle “fazioni” che vedremo all’interno del gioco

Durante l’intera storia, dalla durata di circa 10 ore, comanderemo solo ed unicamente Rufy, cosa che, a nostro avviso è un gran punto a sfavore. Ci rendiamo conto, ovviamente, che l’intero gioco è stato programmato e reso ad hoc solamente per le abilità del capitano e se, il gameplay di quest’ultimo avesse avuto un minimo di profondità e articolazione, avremmo pure chiuso un’occhio.

KAIZOKU OU NI ORE WA NARU

Prima di parlare del gameplay, c’è da premettere che il gioco non è un picchiaduro o un musou, ma è considerato una vera e propria avventura open world (nonché la prima per questa saga). Il gioco infatti ci butterà in questa grande isola liberamente esplorabile, e grazie alla mobilità di Rufy, potremo volteggiare nel mondo di gioco grazie all’elasticità conferitagli dal frutto Gum Gum. Alla pressione dell’apposito tasto infatti, potremmo agganciarci a quasi tutti gli appigli del mondo di gioco, e andando avanti nell’avventura e sbloccando i relativi potenziamenti, saremo in grado – quasi – di volare.

Weekly Shonen Jump’s Spider Man

Dai primi minuti di gioco è possibile fin da subito notare uno dei difetti più gravi che potrebbe avere un gioco open world; la vuotezza e l’anonimità del mondo di gioco. L’Isola Carceraria infatti, ospiterà differenti location al suo interno, villaggi, grandi città, basi nemiche, tutte incredibilmente vuote e poco ispirate, contrariamente alle città dell’opera originale, tutte estremamente caratterizzate e vive. A parte le varie missioni – di cui vi parleremo più avanti -, il mondo di gioco ospita solamente oggetti da raccogliere, che possono essere comuni, rari e molto rari. Tali oggetti saranno utili per creare accessori con cui equipaggiarci e diventare più forti. Il crafting di gioco, anch’esso molto blando e basilare, verrà sbloccato quando riuniremo tutta la nostra ciurma, e sarà effettuato presso Usopp o Franky, l’unico altro membro della ciurma che ci tornerà utile sarà Sanji, che potrà preparare diversi piatti mandando i compagni in delle spedizioni per ottenere gli ingredienti.

Sempre andando avanti nei capitoli, sbloccheremo il Sistema di Karma che, ci permetterà di aumentare il rapporto con i personaggi del mondo di gioco. I requisiti per aumentare il rapporto con i personaggi vanno dal completare delle semplici missioni secondarie o di portare a termine determinati obiettivi; all’aumentare del rapporto con i personaggi si sbloccheranno anche missioni esclusive e scene inedite dedicate ovviamente ai personaggi in questione.

Nonostante il gioco, come abbiamo affermato prima, sia focalizzato sull’avventura e l’esplorazione, ci troveremo la maggior parte del tempo a portare la pace a suon di pugni e ceffoni, e da questo punto di vista, il combat system del gioco è abbastanza carente. Il titolo ci offre infatti due stili di combattimento, il Kenbunshoku, l’haki dell’osservazione (che verrà usato anche durante l’esplorazione per evidenziare nemici ed oggetti), e il Busoshoku, l’haki dell’armatura; la differenza tra i due stili sarà semplicemente che il primo permetterà un approccio più veloce e agile durante lo scontro, mentre il secondo sarà più lento ma più potente. Le mosse a nostra disposizione inizialmente saranno i pugni e un’attacco dalla distanza, ma ne sbloccheremo delle altre spendendo i punti abilità.

A proposito delle abilità, durante la nostra partite, grazie al compimento delle varie missioni, sarà possibile acquistare vari potenziamenti per Capello di Paglia. Le abilità, oltre quelle riservate al combattimento e ai due stili prima citati, saranno legate anche all’esplorazione (sarà possibile aumentare la velocità del personaggio o la distanza dei salti).

Colpendo i nemici di seguito, riempiremo degli indicatori, in tutto tre, che potranno essere utilizzati per gli attacchi speciali; gli attacchi speciali sono alcuni dei più iconici della serie come il Red Hawk o il Gum Gum Gatling, compresa anche una (nonché l’unica) trasformazione di Rufy, il Gear Fourth. Già da questo frangente possiamo notare come lo sviluppo del gioco sia stato avventato e frettoloso, Monkey D. Rufy ha infatti ben altre due trasformazioni prima del Gear Fourth che sono state completamente rimosse dal gioco, sicuramente non avrebbe migliorato più di tanto il gameplay, ma avrebbe giovato in termini di divertimento.

I nemici che andremo ad affrontare, oltre al classico approccio diretto, potranno essere eliminati anche in maniera stealth, anche se questo approccio verrà utilizzato dal giocatore principalmente durante le missioni richieste. Qualora non volessimo affrontare i nemici, come un novello Solid Snake potremmo usare un barile per nasconderci ed avanzare nella mappa di gioco senza essere visti.

“È orribile. Ma è la guerra. E la prima regola della guerra è rimanere vivi.”

La varietà dei nemici è discreta, e per alcuni dovremo utilizzare un approccio differente dal solito spam ripetuto di mosse; le sezioni di combattimento, nonostante alcuni elementi che abbiamo apprezzato, non sono riusciti a convincerci del tutto. Durante gli scontri è infatti possibile notare alcune problematiche durante le animazioni, quando il nemico verrà buttato a terra infatti, quest’ultimo godrà di un range d’immortalità finché non si rialzerà, ci toccherà quindi attendere la sua ripresa, cosa che molto spesso, sopratutto durante gli scontri affollati, vanificherà le nostre combo e mosse speciali. Un altro problema riguarda la telecamera e l’auto puntamento che, riuscirà a fare il suo lavoro durante gli scontri normali, ma durante le battaglie contro i boss, sopratutto contro nemici veloci, avrà molte difficoltà a seguire l’azione di gioco.

Questi siamo noi dopo aver sprecato l’ennesima mossa (da tre indicatori)

Siamo arrivati, di proposito, alla parte più dolente di tutta la produzione: le missioni, il vero tallone d’Achille del gioco, ma andiamo con ordine. Ci saranno due tipi di missioni: principali e secondarie, le missioni secondarie saranno legate molto spesso alla raccolta di materiali o a delle quest specifiche per il Sistema di Karma. Nonostante le secondarie sfocino nelle più banali fetch quest, le missioni principali, saranno un mero andare da punto A a punto B. E il gioco non farà più di tanto per nasconderlo, visto che i personaggi ci faranno muovere per la mappa come un flipper; condendo questi momenti con delle parti atte a spezzare il ritmo di gioco: pedinamenti, missioni a tempo o scontri contro boss o mini-boss. Nonostante ciò, l’azione di gioco è sempre continua, tranne in alcuni momenti in cui dovremo – obbligatoriamente – portare a termine delle missioni secondarie, prima di avanzare nella storia.

Fortunatamente il viaggio rapido viene in nostro soccorso, quest’ultimo sarà infatti indispensabile se si vorranno saltare minuti preziosi (a patto che abbiate scoperto prima il punto in questione) di camminate e salti nel vuoto più totale della mappa, grazie al viaggio rapido, sarà infatti più digeribile e veloce l’avanzamento delle missioni. Tranne nell’ultima parte del gioco, dove dovremmo letteralmente camminare per tutta la mappa di gioco per finire le secondarie obbligatorie. Inutile dire che abbiamo trovato questo approccio atto ad allungare il brodo, una triste soluzione che spezza troppo il ritmo e sottolinea una mancata voglia di progettazione delle quest del gioco.

Tecnicismi

L’Unreal Engine 4 si difende però bene, con un cell shading, almeno per quanto riguarda i personaggi, ottimamente ben fatto. Il mondo di gioco è molto colorato e luminoso, anche se fin troppo vuoto e scarno di dettagli. Il frame rate si è rilevato solido, anche se c’è da segnalare la presenza di alcuni pop up troppo preponderanti e qualche sbavatura tecnica di troppo.

Una menzione speciale va fatta al doppiaggio dei personaggi, le voci infatti provengono dai doppiatori originali dell’anime giapponese, e si attesta di qualità elevatissima. La colonna sonora è invece originale, e nonostante il molte occasioni l’OST dell’anime avrebbe fatto sicuramente la sua figura, le tracce presenti sono state abbastanza orecchiabili, da segnalare la possibilità di crearsi la propria playlist durante l’esplorazione.

Per finire

Insomma, questo primo esperimento tra One Piece e l’open world non è andato come molti si aspettavano, e nonostante qualche buona idea, il gioco c’è sembrato appena abbozzato e sviluppato fin troppo velocemente. Risultando essere solamente un prodotto per i più appassionati dell’universo narrativo di Eiichiro Oda, che nonostante la dose massiccia di fan service, difficilmente potranno chiudere gli occhi in presenza di alcune evidenti mancanze di gameplay.

Finiamo questa recensione sempre speranzosi che, almeno prima o poi, l’attesa dei fan di One Piece sarà ricompensata con un gioco degno del nome che porta.

One Piece: World Seeker

5.3

Trama

7.0/10

Gameplay

4.5/10

Grafica

4.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

5.0/10

Pros

  • Buona dose di fan service, tanti personaggi iconici
  • Doppiatori originali dell'anime
  • E' One Piece open world

Cons

  • Ambientazione poco ispirata ed anonima
  • Gameplay poco profondo e con qualche lacuna di troppo
  • Missioni principali mal strutturate
  • Le missioni secondarie portano velocemente alla noia
  • E' One Piece open world

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