Legacy of Kain, una saga dimenticata – Parte 2

Speciali
Luca Paura
Sin da piccolo, la bravura nella nullafacenza lo ha portato ad appassionarsi alla scrittura e ai videogames, che lo hanno portato così ad entrare in mondi fantastici e straordinari da esplorare, fino a quando non si è buscato una freccia nel ginocchio.

Sin da piccolo, la bravura nella nullafacenza lo ha portato ad appassionarsi alla scrittura e ai videogames, che lo hanno portato così ad entrare in mondi fantastici e straordinari da esplorare, fino a quando non si è buscato una freccia nel ginocchio.

Siamo tornati con la seconda parte della rubrica dedicata a una delle saghe più famose di Crystal Dynamics ma ormai cadute nel dimenticatoio, ovvero Legacy of Kain. La scorsa volta ci eravamo lasciati con Legacy of Kain Soul Reaver, che vedeva come protagonista l’arcinemico ed ex luogotenente di Kain, Raziel, impegnato nella sua vendetta contro colui che lo aveva tradito e i suoi fratelli vampiri.

Come già accennato nella prima parte, il gioco ebbe un enorme successo grazie al carisma del nuovo protagonista ed alla trama ricca di numerose rivelazioni e colpi di scena che andavano ad espandere il già vasto universo narrativo del mondo di Nosgoth. Il successo sopracitato derivò anche da un finale aperto che ovviamente lasciava spazio ad un seguito (nonostante inizialmente fosse stato programmato come l’ultimo capitolo della saga, come confermato dalla stessa creatrice Amy Henning).

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Nel lontano 2001 arrivò nei negozi anche il tanto atteso seguito, ovvero Legacy of Kain: Soul Reaver 2, che proseguiva in maniera diretta le avventure di Raziel. Questa volta il gioco risultava immediatamente familiare al giocatore, con un gameplay praticamente identico a quello del predecessore (ereditando anche gli stessi difetti già citati come i combattimenti fin troppo facili) ma con una grafica decisamente migliorata.

La principale novità risiedeva in una varietà di azioni implicate per l’arma principale a disposizione del protagonista, ovvero la Mietitrice D’anime. Questa volta, l’emblematica arma veniva “impegnata” in varie situazioni chiave da risolvere. L’aggiunta di elementi diversi da sfruttare come l’aria, l’oscurità e via dicendo, la rendevano molto più essenziale che in passato.

La trama, invece, riprendendo gli eventi di Soul Reaver, continuava ad espandere la narrativa del mondo di Nosgoth, introducendo nuovi personaggi, esplorando maggiormente le storie delle vecchie conoscenze ed infine offrendo un finale al limite del cardiopalma.

Nonostante Soul Reaver 2 diventò immediatamente un successo mediatico, Crystal Dynamics (con una mossa quasì rischiosa) rimandò l’uscita del terzo capitolo (che sarebbe poi diventato l’ultimo) per tornare agli albori della saga, andando a esplorare l’epoca in cui Kain era al massimo della sua potenza e stava conquistando Nosgoth.

Nacque così Blood Omen 2: Legacy of Kain, seguito diretto del primo gioco, uscito nel 2002, e probabilmente il titolo più sconosciuto dell’intera saga. Blood Omen 2 usava una visuale in terza persona con la telecamera bloccata alle spalle del protagonista, come i due Soul Reaver e il protagonista poteva correre, saltare, aggrapparsi alle sporgenze, azionare macchinari e combattere i nemici, questa volta con un sistema di combattimento più ostico, che permette di parare, schivare e direzionare gli attacchi.

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Una volta sconfitto un nemico o una persona inerme (in Blood Omen 2 si incontreranno numerosissimi umani disarmati che potranno essere massacrati senza pietà), Kain può succhiarne il sangue, ripristinando la sua salute e dopo averne assorbito una certa quantità, la vita massima del protagonista aumenterà.

Kain aveva a disposizione dei poteri speciali chiamati Doni Oscuri, due dei quali disponibili fin dall’inizio del gioco, Furia e Nebbia (quest’ultima utilizzata per uccisioni furtive). Inoltre, questo è l’unico capitolo della saga dove Kain può usare gli artigli e raccogliere le armi a piacimento. Blood Omen 2 si poteva considerare un vero e proprio titolo d’avventura classico che offriva svariate ore di gioco, grazie anche alla trama che andava a esplorare maggiormente cosa il protagonista fosse diventato dopo la scelta compiuta nel primo Blood Omen e in che modo le sue azioni hanno portato Nosgoth alla rovina.

Il gioco non si poteva certo considerare un capolavoro ma, nonostante fosse stato pubblicato principalmente per coprire il buco lasciato dal successore di Soul Reaver 2, che era in sviluppo proprio nel periodo di uscita di questo titolo, c’è da ammirare il lavoro svolto dagli sviluppatori che sono riusciti a tirare fuori un ottimo prodotto nonostante il poco tempo a disposizione.

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Con l’uscita di Blood Omen 2, i fan della saga non potevano fare altro che aspettare il prossimo capitolo e, infatti, l’11 novembre 2003, uscì finalmente l’attesissimo seguito di Soul Reaver 2, che molti si aspettavano fosse Soul Reaver 3, ma che invece si rivelò essere Legacy Of Kain: Defiance, quinto e ultimo capitolo della saga in cui si potevano controllare sia Kain che Raziel in due trame separate che sarebbero poi andate a intrecciarsi fino allo scontro finale tra i due.

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Il gioco in sé, cambiava nuovamente forma, prendendo spunto questa volta da un’altra serie di giochi che in quegli anni stava spopolando, ovvero Devil May Cry. Defiance, infatti, si poteva considerare un vero e proprio clone di DMC, in quanto abbandonava totalmente la visuale con telecamera bloccata alle spalle del protagonista utilizzata nei precedenti capitoli in favore di una visuale dinamica e di un sistema di combattimento con orde e orde di nemici.

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In questo modo gli sviluppatori hanno potuto concentrarsi maggiormente sulla narrazione, molto importante in questo gioco in quanto tutte le sottotrame e le vicende riguardanti i vari personaggi andranno a concludersi, sacrificando però altri elementi come gli enigmi e l’esplorazione. Anche la longevità del gioco ne soffrì, risultando il più breve capitolo della saga, un giocatore piuttosto capace e rapido può finire il gioco in meno di 7 ore, abbastanza poco per un titolo del genere, sopratutto se paragonato con altri esponenti del genere Action, come il già citato Devil May Cry.

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Il punto di forza restava comunque la trama, la quale andava a concludere di fatto le vicende di Raziel e Kain e dei loro comprimari, con un finale che si poteva considerare chiuso, ma che lasciava comunque diversi spiragli per eventuali seguiti. Legacy of Kain: Defiance riuscì a vendere numerose copie, ma non riuscì comunque a superare le aspettative di Eidos, che inizialmente congelò il seguito, che fu annunciato con il nome di The Dark Prophecy,e in seguito lo cancellò.

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E fu così che la saga di Legacy of Kain si concluse. Come già detto, la serie, in questi anni, sembra essere stata dimenticata non solo dai videogiocatori ma anche dagli stessi sviluppatori e da Square-Enix, che possiede l’IP dopo l’acquisizione di Eidos nel 2008.

È anche vero però che ci furono due tentativi diversi da parte del publisher giapponese di riportare in vita la saga: il primo con un reboot totale chiamato Legacy of Kain: Dead Sun, che presentava un nuovo protagonista, una nuova Nosgoth e alcuni riferimenti ai protagonisti precedenti, che però sarebbero stati molto diversi da come li abbiamo conosciuti nel corso degli anni.

Dead Sun fu cancellato nonostante fosse molto vicino alla conclusione dello sviluppo per motivi sconosciuti e quindi Square-Enix provò una seconda volta riciclando la modalità multiplayer che sarebbe stata inclusa in questo reboot, chiamata War for Nosgoth, e ribattezzandola Nosgoth.

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Questo spin-off, sviluppato da Psyonix (gli autori di Rocket League) lasciava completamente da parte la lore per concentrarsi maggiormente sugli scontri 4 contro 4 tra vampiri e umani suddivisi in classi, riprendendo molto da vicino il gameplay di giochi già presenti sul mercato come Left 4 Dead 2. Uscito nel 2013 in accesso anticipato e free 2 play, fu aspramente criticato non solo dai fan della saga, che lo reputarono un vero e proprio insulto ai giochi originali, ma anche dagli esperti del settore, che ne criticarono la scarsa giocabilità, lo sbilanciamento di forza tra Vampiri e Umani (questi ultimi venivano spesso massacrati dai succhiasangue, nettamente più forti) e l’instabilità dei server, che ne decretarono, dopo 3 anni, la morte definitiva con la chiusura dei server nel maggio del 2016.

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Attualmente non si conoscono i piani di Square-Enix per il futuro di Legacy of Kain, e sembra che la software house giapponese si sia dimenticata di questa importantissima IP, che ha contribuito a creare una delle trame più intricate e spettacolari presenti nel panorama videoludico. I fan, ogni anno, sperano in un annuncio a sorpresa durante uno degli eventi dedicati ai videogiochi più importanti, come l’E3 o il Tokyo Games Show, e considerando che attualmente Square, dopo l’uscita di Kingdom Hearts 3, non ha in programma l’uscita di grossi titoli e la possibilità di un annuncio di un reboot o di un seguito diretto di Defiance non sarebbe poi una possibilità così lontana. Non ci resta che aspettare e sperare che Legacy of Kain ridiventi quel Pilastro videoludico che era un tempo.

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