Le critiche dei videogiocatori sono sempre giustificate?

Con il passare degli anni è diventato più difficile sviluppare videogiochi senza essere criticati, questo anche perché gli stessi sviluppatori mirano ad accontentare i fan.

Una caratteristica da ammirare, visto che sono gli stessi fan ad acquistare il gioco e a portare introiti agli sviluppatori e distributori, ma per assecondare alcuni, si finisce a volte per contrastare altri.

Un esempio può essere Dark Souls 2: From Software, dopo l’accamato Dark Souls, definito da tutti uno dei giochi più difficili degli ultimi tempi, decise di diminuire leggermente, quasi impercettibilmente, la difficoltà di gioco per accontentare i fan che si lamentavano di non averlo finito per quel motivo. Così facendo, gli sviluppatori hanno richiamato l’ira funesta di chi il gioco lo trovava perfetto in tutto e per tutto e, a peggiorare la situazione, si aggiunge che Miyazaki non lavorò come director del titolo, portando Dark Souls 2 ad essere completamente snobbato.

Famoso ormai è il downgrade effettuato sul primo Watch Dogs, presentato all E3 del 2012 dove attirò molte attenzioni a causa del trailer in cui prevalse la grafica e il gameplay, che all’uscita, due anni più tardi, lasciò l’amaro in bocca a tutti. Un tentativo di impressionare fan e critica, salvo poi dover fare un passo indietro.

Forse è anche per questo che i fan sono diventati più esigenti, e facili alla critica, che in caso di problemi anche piccoli, a volte tendono a farne un caso eclatante.

Prendiamo il caso di Mass Effect Andromeda, che è stato massacrato, nel vero senso della parola, da una parte dei fan della prima trilogia, a tal punto che Bioware ha annunciato di non voler rilasciare i dlc single Player che sarebbero dovuti uscire. Tutto questo a causa delle animazioni facciali, che erano decisamente poco credibili (migliorate in seguito allo scalpore) e una scarsa componente RPG. Addirittura una parte dei fan italiani ha rinunciato al gioco per l’assenza del doppiaggio in italiano.

A volte i giochi sono addirittura lanciati incompleti, come se fossero stati tranciati: un esempio è la vicenda di Destiny, al quale mancavano delle meccaniche fondamentali, di cui molti giocatori si sono lamentati (la possibilità di scambiare oggetti tra i giocatori era molto richiesta), alcune delle quali sono state implementate nel seguito appena uscito.

Poi ci sono quei giochi che sono passati da avere un gameplay quasi guidato e pieno di cutscene, ad essere open world con elementi RPG. È il caso di Final Fantasy XV e Metal Gear Solid V, che hanno scatenato la goduria di alcuni mentre, chi preferiva la “vecchia guardia” è rimasto a bocca asciutta. La delusione dei fan di queste saghe è facilmente comprensibile: come nel caso di Mass Effect Andromeda, sono stati presentati giochi che portano solo il nome del franchise, ma che si discostano molto dal loro gameplay (come Dragon Age II, ad esempio).

A volte può capitare anche un’incomprensione: può essere il caso, avvenuto pochi giorni fa, che riguarda Assassin’s Creed: Origins. Infatti Ubisoft, dopo aver rilasciato un gameplay, in cui mostrava l’interazione con un mercante, lascia intravedere in vendita una cassa, che se aperta, avrebbe fornito al giocatore alcune armature o armi casuali.

È così scattato l’allarme microtransazione, che da qualche anno a questa parte implica aggevolazioni a giocatori che possono comprare oggetti in gioco con denaro reale, facendo diventare il gioco pay-to-win. Questa meccanica, però, sarebbe utile se fosse un multiplayer con PvP, invece che un single player come in questo caso e nonostante in gioco si notasse la presenza solo della moneta di gioco.

Al contrario, La Terra di Mezzo: l’Ombra di Mordor ha fatto delle microtransazioni nella campagna single player quasi un vanto, difendendo la scelta più volte e rendendola quasi l’evoluzione dei vecchi cheat code. Tutto questo ha generato una polemica incontrollata, quando ancora nessuno aveva avuto la possibilità di giocare e valutare l’impatto delle microtransazioni sulla campagna.

Insomma i fan stanno diventando molto critici, una cosa che ormai spinge lo sviluppatore a creare contenuti sempre innovativi, ma che a volte possono essere sbagliati o non compresi, o a mantenere meccaniche che certamente sono piaciute ai giocatori. La domanda sorge spontanea: Farà bene esser così critici?

Altri articoli in Speciali

E3 2018: super recap della fiera losangelina più importante del settore videoludico

Andy Bercaru19 giugno 2018

Microsoft E3 2018: Riassunto conferenza e tutti i giochi annunciati

Salvo Privitera15 giugno 2018

OnRush, la Recensione

Carmen Graziano13 giugno 2018

Resoconto conferenza Nintendo E3 2018, tutte le news dell’evento

Alessandro Niro12 giugno 2018

Resoconto conferenza Sony PlayStation E3 2018, tutte le news dell’evento

Alessandro Niro12 giugno 2018

Resoconto conferenza PC Gaming Show E3 2018, tutte le news dell’evento

Alessandro Niro12 giugno 2018