Hideo Kojima – La vita e le opere del maestro videoludico

Speciali
Francesco Damiani
Appassionato di videogames e di cinema fin dalla tenera età. Crescendo ho imparato a conoscere questi due settori, studiando ogni loro forma creativa e comprendendo il grande lavoro che si cela dietro.

Appassionato di videogames e di cinema fin dalla tenera età. Crescendo ho imparato a conoscere questi due settori, studiando ogni loro forma creativa e comprendendo il grande lavoro che si cela dietro.

Questo non sarà un semplice editoriale dove vi andrò a raccontare o a descrivere cosa ci aspetterà nei prossimi mesi, bensì una biografia su una delle menti più geniali e creative di cui il panorama videoludico gode al momento.

Per molti potrebbe essere un semplice game director mentre, per altri, si tratta di una figura leggendaria, un vero e proprio guru dell’industria, una vetta inarrivabile di estro creativo e puro genio.

Se siete cresciuti con una delle saghe più belle e indimenticabili come Metal Gear, allora sedetevi comodi, prendetevi un paio di minuti per leggere e conoscere la storia dell’uomo che ha realizzato tutto questo: Hideo Kojima.

Un’infanzia difficile

Hideo Kojima, nasce il 24 agosto del 1963 a Tokyo, più precisamente a Shirasaki.

La sua infanzia non è stata sicuramente tra le più semplici poiché, da piccolo, Kojima fu costretto a  trascorrere dei lunghi periodi da solo in quanto i suoi genitori giapponesi diligenti, lavoravano ben 19 ore al giorno e, quelle poche ore in cui erano presenti nella vita del figlio, le passavano a guardare un film in silenzio.

Al primo impatto, si potrebbe pensare che nella famiglia Kojima il dialogo non fosse il punto forte, eppure fu in quel momento che nella mente del fanciullo incominciò a crearsi una “turbolenza” misteriosa.

Se per i suoi coetanei, le ambizioni più comuni erano quelle di pilotare un Mazinga o di guidare un Shinkansen, Hideo sognava invece di diventare un registra cinematografico.

Malgrado la sua idea continuava a pervadere nei suoi pensieri, durante la sua adolescenza, incominciò a scoprire il magico mondo dei videogiochi, portandolo a farlo innamorare e ad intraprendere un nuovo percorso.

Questo cambio di rotta portò Hideo a dare vita alle sue doti creative. In cuor suo sapeva che un domani lo avrebbero portato allo sviluppo di un videogioco e, tra i giochi presenti in quel momento sul mercato videoludico, quelli che lo ispirarono maggiormente furono Super Mario Bros.The Portopia Serial Murder Case.

Dopo la crisi dell’83 in Giappone, l’industria dei videogiochi stava cercando di rimettersi in piedi, iniziando ad accogliere una serie di figure professionali provenienti da vari campi artistici che pensavano fuori dagli schemi rigidi della società nipponica.

Per Hideo Kojima, questo non poteva che rappresentare un buon punto d’inizio e così, nel 1986, decise di andare a bussare alla porta di Nintendo. L’incontro, però, non ebbe un esito positivo.

Da quel momento, iniziò una lunga serie di no da parte di molte case di sviluppo nel settore, ad eccezione di una, Konami.

Dopo aver fatto un po’ di gavetta come designer negli studi della software house, passò ad essere assistente alla regia di un gioco chiamato: Penguin Adventure, in cui interpretava un pinguino che come obiettivo aveva quello trovare una mela magica per salvare una principessa.

Sicuramente, vi starete chiedendo: Ma sono sicuro di aver letto bene? Kojima ha davvero interpretato un Pinguino?”

Ebbene, si, ma è qui che rimarrete stupiti, perché fu in quel momento che Kojima diede vita alla sua creatività, egli infatti decise di riscrivere completamente il titolo, facendolo passare da un semplice platform ad un gioco con elementi RPG e con una sceneggiatura più completa, quasi alla pari di un film, includendo addirittura  dei finali multipli.

Grazie al progetto, il giovane guadagnò rispetto e fama all’interno della compagnia che gli permise di sviluppare il suo primo, vero gioco.

Un nuovo inizio

Nel 1987 Hideo incominciò lo sviluppo del primo capitolo di una saga che lo porterà a diventare una leggenda vivente.

Parliamo per l’appunto di Metal Gear, la storia della spia Solid Snake il cui compito consisteva nell’infiltrarsi nella base di Outer Heaven per cercare di fermare l’arma nucleare chiamata Metal Gear Rex. Il resto lo conoscete già…VERO?

Il titolo uscì su MSX e si rivelò essere un successo inaudito, tanto da far rimanere increduli chiunque ci mettesse le mani sopra, per via del suo gameplay basato sull’infiltrazione Stealth, che per i canoni di allora era qualcosa di mai visto.

Spinto dalla sua creatività, poco dopo sviluppò un secondo titolo chiamato: Snatcher, un gioco cyberpunk in stile Blade Runner, con delle atmosfere notevolmente influenzate dalla pellicola cinematografica, che come protagonista vedeva un detective privato della sua memoria.

Un titolo dalla trama densa e con dei tagli di ripresa molto in stile cinematografico, un’opera che divenne anch’essa un carta vincente per il game director.

Nel frattempo, Metal Gear continuava la sua scalata di successo sul mercato ludico e i fan, rimasti impressionati da questa grande opera, richiedevano sempre più notizie del sequel, nonostante il buon Kojima non ne sapesse nulla a riguardo.

Konami,  vedendo l’incredibile successo ed il grande lavoro di Kojima, ne rimase affascinata, tanto da ordinare rapidamente l’inzio dei lavori su Metal Gear 2: Solid Snake.

Dopo l’uscita di questo capitolo e a causa di alcuni problemi sori con alcuni dei vertici di Konami, Kojima decise di accantonare la saga di Metal Gear in modo da dedicarsi ad altre opere originali.

Fino a quando nel 1994, arrivò la console di Sony, la Playstation One e per Kojima fu un’occasione d’oro, tanto che decise  di fare uscire una nuova IP, chiamata: Policenatus, ennesima visual novel ambientata nello spazio che raccontava la storia di una speciale forza di polizia che si occupava di casi di crimini spaziali.

La giocabilità fu molto profonda  e matura, tanto da far mettere in risalto ancora una volta le sue grandi doti.

A distanza di quattro anni, precisamente nel 1998, il director tornò ad occuparsi del suo primo amore, pubblicando per Playstation il celebre Metal Gear Solid, che divenne uno dei più grandi successi della storia dei videogiochi fino a quel momento, grazie ad un’ eccezionale grafica poligonale, un doppiaggio realizzato da un cast cinematografico ed un gameplay con delle fasi eccitanti in stealth.

Il titolo, non solo spaccò in senso letterario le mascelle di ogni giocatore, ma  divenne una delle punte di diamante per la console, oltre che una delle perle ludiche del maestro.

Negli anni a venire, Metal Gear Solid, portò ovviamente ad un suo sequel, Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty, il quale, grazie all’Emotion Engine di PS2, fece un grande passo in avanti dal punto di vista grafico, tanto da necessitare uno sviluppo di ben quattro anni.

Sons of Liberty, fu un titolo molto più maturo sul fronte tematico, difatti il gioco portò in se dei temi filosofici, una trama di grande rilievo ed un cast del tutto nuovo.

Da molti questo cambio di registro non fu molto apprezzato, eppure riuscì ad entrare di peso nei cuori di tanti.

Nello stesso anno, senza sosta, si dedicò allo sviluppo di altri titoli di grande successo come Zone of the Enders, l’eccezionale titolo di combattimento con i giganti robotici e Bokai per GameBoy Advance, due prodotti che fecero parlare e far salire ancora una volta la grande notorietà del maestro. Fino a quando l’anno dopo, a sorpresa, arrivò l’uscita di un nuovo Metal Gear, che segnò un punto di svolta per la serie.

Il terzo capitolo su PS2 fu un ritorno al passato, ambientato questa volta durante la Guerra Fredda che seguiva la vicenda di Naked Snake, il futuro Big Boss. Un titolo ispirato chiaramente ai romanzi di James Bond, con una storia canonica ricca di azione che ancora oggi rigiocarlo rimane inarrivabile.

Non per altro, a giudizio di molti giocatori, Metal Gear Solid 3: Snake Eater rimane uno dei titoli migliori approdati sui lidi di PS2.

Un cambio di rotta

Passano gli anni e nel 2008 Sony ci ricorda di acquistare la sua nuova console: Playstation 3,  trainata dal quarto capitolo della saga principale di Metal Gear Solid, il mai troppo lodato Metal Gear Solid: 4 Guns of Patriots?

La grafica subisce un cambio radicale, raggiungendo quasi i livelli di un’opera cinematografica, la storia risolve alcune questioni che in passato erano rimaste in sospeso e ci mostra un Solid Snake invecchiato, stanco, incapace di trovare un suo posto nel mondo.

In vista del quarto capitolo della serie, Kojima fa sapere che questo avrebbe chiuso il cerchio della saga, mentre Konami, il publisher, non era esattamente d’accordo.

Con il quarto capitolo approdato sul mercato, Hideo Kojima decise di prendersi una boccata d’aria fresca e concentrarsi sullo sviluppo di altri progetti.

Il director incominciò a collaborare con degli studi stranieri, tra cui uno spagnolo chiamato Mercury Steam, che in quel periodo stava lavorando a Castlevania: Lords of Shadow.

Il maestro Kojima, tra una sangria ed una paella, si occupò di dare vita al personaggio principale: Gabriel Belmont, supervisionando il lavoro svolto dagli attori in carne ed ossa, oltre all’adattamento giapponese del titolo.

Poco più tardi Konami, vedendo l’inattività del maestro, chiese notizie  sullo sviluppo di un nuovo capitolo di Metal Gear. Fortunatamente, in quel periodo, il lancio della PSP di Sony stava riscontrando un grande successo, così il buon Kojima si mise allo sviluppo di un nuovo capitolo che fece uscire nel 2010 sulla console portatile, chiamato: Metal Gear Solid Peace Walker.

Sequel di Snake Eater, anch’esso venne ambientato nella Guerra Fredda, ma a differenza del precedente, qui il buon Snake poteva finalmente reclutare dei soldati e sviluppare armamenti, tutti aspetti che verranno rivisti in Metal Gear Solid V.

Dopo l’uscita del titolo, per Hideo Kojima iniziò un periodo di forte transazione che lo porta a sedersi nelle sale di Konami ed a ricoprire il ruolo da vice presidente.

Nonostante la grande novità, alle porte di Konami bussò un nuovo Metal Gear intitolato: Rising, ma questa volta senza il soldato Snake, con Raiden come protagonista. Il progetto, non venne preso sotto mano da Kojima, ma dai ragazzi di Platinum Games, dato che nello stesso periodo, il director si stava occupando dello sviluppo del tanto atteso Metal Gear Solid V.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain

Nel 2014, Kojima insieme al suo team, la Kojima Production, tirò fuori Metal Gear Solid: Ground Zero, una demo prologo di The Phantom Pain, che arrivò su console solo per poter dare un assaggio ai giocatori ed una vaga idea di quello che sarebbe stato il gioco finale.

Purtroppo, nello stesso periodo in casa Konami, l’aria che si respirava di certo non era delle migliori, a causa delle accese discussioni tra la software house e le idee di Kojima in merito allo sviluppo di Metal Gear Solid V.

Poco più tardi, si venne a scoprire che il buon Kojima stava collaborando parallelamente con il regista Guillermo del Toro per sviluppare un nuovo titolo  dedicato ad uno dei franchise più amati dalla community Silent Hills.

I due, grandi amici nella vita quotidiana, pubblicarono la prima demo su Playstation 4 che si dimostrò essere un grande successo, ma nonostante ciò il progetto con protagonista Norman Reedus non riuscì a prendere il volo.

Dopo la rottura con Konami, Hideo Kojima arrivato all’eta di 52 anni,  decide di prendersi un po’ di tempo per se stesso ed elaborare alcune idee.

Fino a quando nel giugno 2016 all’E3, il Game Director annuncia la sua collaborazione con Sony presentando la sua nuova IP, Death Stranding, un titolo misterioso e con protagonista proprio Norman Reedus.

Un’IP dalle molte teorie sull’arco narrativo e che ancora oggi continua a rimanere avvolto nel mistero.

D’altronde, cosa ci si potrebbe aspettare dal maestro Hideo Kojima? Un uomo che nelle sue opere è riuscito ad introdurre in modo magistrale molti elementi cinematografici, rendendoli delle produzioni alla pari di molte pellicole di successo planetario.

Un uomo che ancora oggi, continua ad essere una delle persone più incredibili di sempre e che in futuro sarà ricordato come la leggenda del mondo videoludico. 

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