Fist of the North Star: Lost Paradise, la Recensione – NO SPOILER

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Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Ormai la prassi la conosciamo, quando si parla di tie-in tra opere mediatiche diverse, non sempre il risultato funziona. In molti casi abbiamo avuto prodotti decenti o anche ottimi ma, il più delle volte, ci siamo ritrovati tra le mani prodotti talmente scadenti che ci avevano fatto pentire di essere videogiocatori (o addirittura fan della serie). Ovviamente questa regola si può applicare anche al ramo degli anime (o manga) essendo che molte volte i risultati sono più che buoni (basta vedere i vari giochi di Dragon Ball o Naruto) ed altre volte a dir poco disastrosi.

Cosi come per gli anime più famosi con quali molti di noi siamo cresciuti, anche la saga di Ken il Guerriero ha avuto i suoi vari tie-in durante questi anni. Purtroppo nessuno è mai riuscito a rendere giustizia al buon vecchio guerriero della scuola di Hokuto, lasciando quasi sempre l’amaro in bocca ai fan. Gli unici due giochi che sono riusciti ad offrire un’esperienza ‘’simile’’ al anime, furono i due Ken’s Rage della scorsa generazione. Due esperienze tra il mediocre ed il buono che riuscivano a colmare un pochino il vuoto lasciato da Ken durante questi ultimi anni.

Quando SEGA decise di prendere tra le sue mani la saga di Kenshiro, i fan sono saltati dalle sedie con la speranza che forse, questa era la volta buona, quella in cui avremmo ricevuto un ottimo gioco su Fist of the North Star. Ad alimentare l’hype ancora di più, fu anche la notizia che i creatori della serie Yakuza fossero al lavoro sul tie-in della serie. Sulla carta il sistema di gioco di Yakuza calzava a pennello con il mondo di Ken il Guerriero, quindi non c’era praticamente niente da temere. Ma sarà riuscita SEGA a mantenere le promesse ed a ripagare l’hype dei vari giocatori? Andiamo a scoprirlo nelle prossime righe.

Fist of the Yakuza

Diamo per scontato che, ormai, anche i sassi sanno la trama generale di Kenshiro, ma per quei pochi che magari non sono mai venuti a contatto con questa magnifica opera di Tesuo Hara e Buronson, la trama risulta comunque poco complicata. In un futuro prossimo, la Terra viene distrutta da una guerra nucleare. Il mondo viene praticamente raso al suolo, rendendo deserte molte aree e seccando i mari. L’umanità doveva estinguersi, ma come per miracolo, in parte sopravvive. In questo nuovo mondo ogni persona combatte per la sopravvivenza, dove i deboli vengono schiacciati e solo i più forti possono vedere un altro giorno.

L’incipit del gioco è praticamente identico a quello del manga e della serie originale, anche se la storia generale si svolge in maniera totalmente inedita. Riprenderemo i panni di Kenshiro, un guerriero allenato nelle arti dell’ Hokuto Shinken ed erede della sacra scuola di Hokuto. Esso sarà alla ricerca della sua fidanzata Yuria, che fu inizialmente rapita da Shin, un potente guerriero allenato nelle arti Nanto che quasi uccide Kenshiro per poi rapire la sua amata. Anche se le vicende fin quei sembrano praticamente identiche al plot originale, vi basta sapere che oltre questo muro iniziale, il tutto cambia.

Possiamo considerare la storia di base di questo Fist of the North Star: Lost Paradise, più come un filler o volendo anche ‘’remake’’ visto che il racconto è quasi totalmente diverso da quello originale. Ci saranno personaggi e situazioni già visti nel filone originale (come lo scontro iniziale con Shin), ma principalmente la storia va a raccontare delle cose nuove o diverse a tratti da come gli sapevamo. Una scelta che sicuramente potrebbe far storcere il naso ai veterani, ma nello stesso tempo sensata da un punto di vista ludico, dato che, in questo modo, può essere proposta anche ad un pubblico neofito.

Anche avendo una storia semi originale, essa funziona in parte. Anche se le vicende vengono raccontate in maniera abbastanza lineare e riescono comunque a coinvolgere il giocatore, verso metà della campagna, un certo senso di noia potrebbe iniziare a manifestarsi. La storia, per quanto scorrevole, non presenta colpi di scena particolari, e quei pochi che ci sono risultano blandi e senza mordente (ed in molti casi anche telefonati persino per chi è nuovo alla saga). Diciamo che questa cosa ci ha lasciati abbastanza amareggiati, sia per il fatto che la saga di Yakuza aveva dei intrecci narrativi molto buoni, sia per il fatto che il materiale di base su Kenshiro poteva offrire molto di più.

Botte da orbi e deserti infiniti

A livello di gameplay, Lost Paradise si presenta in maniera praticamente identica alla serie di Yakuza. Avremo un HUB centrale in cui potremo girare liberamente e svolgere varie attività secondarie. Anche se Eden è molto piccola (persino rispetto a Kamurocho), per compensare, i creatori hanno deciso di introdurre anche una parte della Wasteland liberamente esplorabile e che amplia la dimensione generale della mappa di gioco. Purtroppo il mondo di Lost Paradise non ha la stessa magia di quello di Yakuza, né tanto meno quel mondo vivo del quale la serie gode. Cosa che in parte capiamo per l’ambientazione post-apocalittica, ma dall’altra si poteva fare di più.

Anche le attività secondarie, in molti casi le abbiamo trovate stupide e fuori  luogo dal contesto principale. A tratti ci sembra quasi incoerente vedere un guerriero in un mondo post apocalittico fare per esempio da barman/psicologo della gente di Eden. Anche a livello generale di attività sulla carta, non c’è niente di nuovo, anzi, questo gioco risulta il più povero a livelli di contenuti extra.

Cosi come valeva anche per Yakuza, anche qui la formula dopo poco inizia a stancare, proponendo incontri randomici e combattimenti che si ridurranno alla ripetizione di 2 o 3 tasti. Una cosa però c’è da dire, ovvero che il Combat System funziona davvero bene, e le mosse finali tipiche di Kenshiro rendono il tutto più succoso. E’ stato anche abbandonato il Dragon Engine in favore del vecchio engine di Yakuza Zero, ma questa ci sembra una buona cosa dato che i combattimenti sembrano molto più dinamici, cosi come l’albero delle abilità (separati come sempre in 4 sotto-classi) risulta molto meno caotico ed incomprensibile. Sarà una vera goduria trucidare nemici e vederli esplodere in mille pezzi e non vedrete l’ora di imparare nuove combo (anche se in molte situazioni utilizzerete le solite 3). Anche le boss fight sono abbastanza interessanti, peccato solo per il livello di sfida generale del gioco, visto che anche a difficoltà massima, risulta abbastanza facile.

Ma se da un lato abbiamo  un combat system quasi ottimo, dal altro abbiamo dei segmenti nella buggy che sono a dir poco frustranti. Le missioni che dovrete affrontare a bordo di questa macchina della morte (e delle bestemmie in molti casi) saranno praticamente tutte identiche. Il problema di base è che risultano tutte monotone (si devono principalmente raccogliere risorse e gareggiare) ed il controllo del veicolo vi farà tirare giù tanti di quei santi, che vi guadagnerete il divieto d’accesso al Paradiso e da ogni chiesa nel raggio di 200 km. Le ruote del veicolo sembrano fatte di burro ed i comandi sono talmente legnosi che in confronto, un carro armato sembra una McLaren.

Anche la scelta insensata di rendere praticamente 50% delle attività extra, sbloccabili solo con l’avanzare del gioco ed inserire a forza nella storia le substories (missioni secondarie), quando magari siete interessati a vedere come svolgere le vicende generali del filone principale, ci risulta a dir poco fuori luogo (specialmente quando il punto forte della saga di Yakuza era la libertà di scelta del giocatore). La durata della campagna principale dovrebbe essere sulle 13 ore e diciamo dovrebbe perché, verso metà gioco potreste imbattervi in un bug talmente odioso, che vi farà perdere almeno 4/5 ore di gioco (salvo che avete un salvataggio separato da quello principale). Infatti, in una missione in quale dovevamo raccogliere delle risorse necessarie per proseguire, esse non spawnavano sulla mappa, facendoci girovagare come degli imbecilli per il mondo, sperando di trovare qualcosa. Il risultato è stato che, dopo 4 ore perse, una volta ricaricato un vecchio salvataggio, la missione, si è ripresa, ed i materiali sono ricomparsi sulla mappa come per magia (in un punto in quale siamo passati almeno una decina di volte).

Tecnicamente parlando

Ad un primo impatto ci era venuto il dubbio che avessimo tra le mani un gioco della vecchia Playstation 3. Non riusciamo a capire come un motore come quello di Yakuza Zero venisse così mal sfruttato in questo gioco di Kenshiro. Tra animazioni legnose, texture di 10 anni fa, caricamenti infiniti e freeze anche durante i combattimenti, abbiamo capito che la cura che è stata messa nei giochi di Yakuza, qui è andata a farsi un giro. E’ quasi vergognoso vedere un gioco così povero a livello tecnico nel 2018, specialmente quando alla base si avevano già degli strumenti in grado di rendere giustizia al gioco.

Anche a livello di controlli non ci siamo. Se da una parte, durante le fasi di fighting il tutto risulta decente a livello di feedback (visto che l’input lag è praticamente inesistente), tra uno spostamento ed altro (specialmente negli spazi chiusi) inizieremo a notare i limiti del gioco. Di nuovo, la dinamicità presente nella serie di Yakuza viene praticamente dimenticata rendendo anche l’azione più semplice macchinosa.

Il comparto audio invece è decente, non eccellente, ma riesce comunque a ricreare gran parte della dinamicità ed epicità della saga, specialmente durante i vari scontri con i Boss. Da apprezzare anche la scelta di doppiare il gioco anche in inglese (oltre al giapponese) rendendo la trama molto più semplice da seguire senza dover leggere ogni 3×2 i sottotitoli. Tuttavia non c’è ancora la presenza di una qualsiasi localizzazione italiana, quindi se non siete pratici dell’inglese, molto probabile questa scelta vi farà sicuramente storcere il naso.

In conclusione

Questo Fist of the North Star: Lost Paradise ci ha lasciato con l’amaro in bocca, in un modo che non ci saremmo aspettati. Principalmente ci delude il fatto che, potenzialmente, poteva essere veramente il migliore gioco mai creato su Kenshiro avendo dietro un team talentuoso come quello di Yakuza. Ma le decisione sbagliate ed una mancata cura per il gioco, rendono il tutto un’esperienza molto deludente. Certo, i fan, potranno anche chiudere un occhio e sotto molti punti di vista il gioco è salvabile, ma rimarrà comunque una mancata opportunità. Per noi è difficile consigliarvi l’acquisto, soprattutto a prezzo pieno, con tutti i difetti che ha, ma magari, in un futuro, per i fan della saga potrebbe rivelarsi un discreto passatempo.

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5.8

Gameplay

6.0/10

Trama

6.0/10

Grafica

5.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.0/10

Pros

  • Uno dei migliori giochi basati su Kenshiro
  • Sistema di combattimento molto sodisfacente
  • Trama scorrevole...
  • Violento e crudo!

Cons

  • Livello di sfida molto basso anche alle difficoltà più alte
  • Tecnicamente mediocre
  • ...ma molto povera di contenuti e colpi di scena
  • Molto macchinoso in certe sezioni
  • Durata totale relativamente bassa!

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