Fallout 76, La Recensione – NO SPOILER

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Quella che state per leggere è una riflessione sofferta. Stiamo per parlarvi di uno dei titoli che hanno diviso maggiormente l’opinione pubblica fin dal momento del suo annuncio a causa di una serie di errori nella comunicazione delle sue caratteristiche e di rumor (poi rivelatisi in parte infondati) apparsi sulla rete nei giorni precedenti al suo reveal. Sì, stiamo per parlarvi di Fallout 76. Il brand di Fallout, nato dalle sapienti mani di Interplay e passato, successivamente, tra i ranghi delle serie marchiate Bethesda, ha saputo creare attorno a sé una schiera parecchio nutrita di appassionati che hanno amato alla follia le sue ambientazioni, la sua struttura ludica e, soprattutto, la lore alla sua base.

Chi vi scrive ha ancora vividi ricordi delle prime volte in cui ha potuto esplorare le wasteland. Camminare tra le macerie di un mondo dapprima familiare ed ora completamente devastato, cercare di sopravvivere alle creature generate dalle pesanti radiazioni provocate dalle bombe atomiche, incontrare una serie di personaggi credibili e ben caratterizzati, sono tutte esperienze uniche, rimaste marchiate a fuoco nella mente della community videoludica che, bene o male, ha quasi sempre apprezzato tutti i capitoli appartenenti a questa celeberrima saga. Almeno fino ad oggi.

Dal momento del primo leak che lo ha visto protagonista, infatti, Fallout 76 ha subito spaccato la community nettamente a metà a causa di una serie di voci inquietanti che erano accostate a questo inusuale progetto. C’era chi sosteneva fosse il primo MMO di Fallout, chi lo accostava alle meccaniche survival online di Rust (abbiamo tremato anche noi all’idea, ndr) e chi, ancora, affermava con certezza che si trattasse di un gioco basato sulla costruzione di insediamenti da difendere dall’attacco di creature mutanti (!).

Gran parte di questi fantasmi, comunque, sono stati scacciati dalla presentazione ufficiale del gioco all’E3, con gli sviluppatori che hanno mostrato un titolo effettivamente molto simile a quanto visto, ad esempio, in Fallout 4 ma con un focus particolare sulla più grande novità introdotta per l’occasione: il multiplayer cooperativo. Fallout 76, infatti, non è un semplice spin-off della serie come si paventava nei primi momenti, bensì un vero e proprio prequel dell’intera saga che, a livello di storyline, avrebbe dovuto coprire quel buco di trama compreso tra la devastazione della Terra provocata dalle bombe atomiche nel 2077 e la riemersione degli esseri umani dai Vault nel 2102 per reclamare il pianeta. Insomma, le premesse per l’ennesimo successo di un titolo appartenente alla serie c’erano tutte ma…sarà andato tutto per il verso giusto? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

SAVE PLAYER ONE (?)

Sulla carta, la storia narrata da Fallout 76 aveva tutte le potenzialità per diventare una delle più interessanti mai proposte dal brand. Poco prima del collasso del pianeta Terra a causa dell‘olocausto nucleare che caratterizza il setting di Fallout, infatti, alcune delle personalità più in vista della società sono state tutelate e inserite in appositi Vault, bunker anti-atomici sotterranei capaci di sopravvivere intatti anche alla peggiore delle guerre.

Noi saremo chiamati a impersonare uno degli abitanti del Vault 76, il primo ad aprirsi su un mondo completamente raso al suolo da uno dei conflitti più cruenti della storia dell’uomo. I primi passi che compiremo, in questa avventura, saranno proprio all’interno del bunker, in cui avremo l’opportunità di creare il nostro personaggio grazie ad un editor approfondito e ricco di personalizzazioni estetiche. Si potrà scegliere il sesso, la corporatura, il colore della pelle, dei capelli e degli occhi del nostro protagonista, nonché la posizione degli zigomi, la profondità del mento e tanto altro: davvero una dotazione completa.

Una volta compiuta questa prima fase potremo muoverci liberamente all’interno del Vault…ma c’è un problema. Sembra che, a causa di un malfunzionamento della sveglia, saremo gli ultimi abitanti a lasciare il bunker per raggiungere l’esterno e quindi, dopo un brevissimo percorso tutorial in cui saranno assegnati i primi equipaggiamenti e spiegati i rudimenti del gameplay, saremo liberi di tornare a respirare l’aria aperta. Qui, però, ci rendiamo conto del primo, grosso difetto di Fallout 76.

Tutta la storia e la lore del gioco verrà, infatti, raccontata tramite documenti e audio reperibili nel mondo di gioco. Niente filmati e niente dialoghi a risposta multipla con gli NPC, solo centinaia e centinaia di diari, annotazioni, registrazioni e file di testo sparsi in ogni angolo che aggiungeranno piccoli frammenti al quadro generale immaginato da Bethesda. È un vero peccato perché la serie di Fallout ci ha abituati a uno storytelling sempre interessante fatto di personaggi memorabili e situazioni uniche capaci di dipingere un mondo affascinante e tutto da scoprire.

Qui, invece, praticamente tutte le quest del gioco si traducono in un semplice ‘vai dal punto A ad un punto B‘ stando attenti alle creature ostili che intralceranno il vostro cammino. La scelta di non introdurre gli NPC, infatti, non può che impoverire terribilmente il mondo di gioco che, per quanto risulti vastissimo in termini di estensione, non è mai stato così vuoto e triste.

SHOOTIN’, LOOTIN’, REPEAT

Il cavallo di battaglia di questo Fallout 76, come ben chiaro fin dalla sua prima presentazione, è la possibilità di condividere l’esperienza con gli amici. Di base si tratta di una prospettiva piuttosto interessante: esplorare un mondo così diverso da quello che conoscevamo, in compagnia di un compagno pronto a coprirci le spalle da qualsiasi attacco nemico poteva essere la vera punta di diamante dell’intera produzione.

Purtroppo, però, Bethesda non ha avuto il coraggio necessario da proporre un vero Fallout MMO bensì solo un ibrido che coniuga la struttura classica degli ultimi episodi del brand con la possibilità di incontrare altri giocatori sulla strada. Punto. Le interazioni con gli altri, infatti, si limitano allo scambio di oggetti o a un rudimentale PvP che, a causa del sistema di combattimento non proprio solido e divertente, vi verrà ben presto a noia.

Le fasi di shooting, complice anche un lato tecnico a dir poco disastroso, risultano poco godibili ed inficiano notevolmente la qualità del tempo passato in questa interpretazione del West Virginia. L’arsenale introdotto dagli sviluppatori, dal canto suo, è ricco e variegato e passa dalla semplici armi bianche come coltelli, bastoni e mazze da golf fino alle armi da fuoco più complesse, personalizzabili tramite i banchi di lavoro reperibili nei centri abitati. La gestione dell’inventario è ancora una volta assegnata al Pip-Boy, il computer da polso assegnato ad un tasto tramite cui è possibile accedere alle armi, al vestiario, alle missioni attive e tanto altro.

L’evoluzione del personaggio, invece, abbandona il classico S.P.E.C.I.A.L. in favore di un sistema di carte omonimo che, ad ogni passaggio di livello, ci fornirà un pacchetto di abilità che sarà possibile equipaggiare in uno degli slot appositi. Si tratta di una scelta che, in fondo, ci ha convinti ma su cui aleggia lo spettro delle micro-transazioni che, anche se al momento non sono disponibili, potrebbero essere aggiunte in seguito, sbilanciando drammaticamente l’esperienza. Per l’occasione, inoltre, è stata inserita anche la necessità di tenere sotto controllo la fame, la sete, i livelli di radiazioni e le condizioni di salute del nostro alter-ego virtuale che, se ignorate per troppo tempo, potrebbero compromettere la quantità di energia vitale e i punti azione a nostra disposizione.

Questi ultimi funzioneranno come una sorta di barra della stamina che si svuoterà durante la corsa o con l’uso dello S.P.A.V. (il sistema di mira automatica agli arti degli avversari visto negli ultimi 3 Fallout) e che potrà essere ricaricata solo riposandosi, di tanto in tanto. Una particolare attenzione è stata posta anche nel potenziamento del sistema di costruzione degli accampamenti, il C.A.M.P., già visto in Fallout 4, accessibile tramite un tasto nel menu del Pip-Boy. Una volta costruito il nostro rifugio sarà possibile personalizzarlo a fondo con banchi da lavoro, fuochi da campo e tanto altro. Si tratta di un’introduzione che appariva piuttosto superflua già ai tempi del quarto capitolo della serie e cui, anche qui, non è stata attribuita la necessaria importanza.

UNO, NESSUNO, CENTOMILA

La componente online del titolo, come detto, avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni, il vero fiore all’occhiello di questa nuova opera ma non riesce a raggiungere appieno gli obiettivi preposti. Al netto di un PvP dimenticabile e della possibilità di affrontare le banali quest del gioco in cooperativa, l’unica attività rimanente sono gli eventi randomici che di tanto in tanto appariranno sul nostro cammino. Questi ultimi possono essere di varia natura e possono andare dall’accompagnare un robot verso una certa destinazione, difendendolo dagli attacchi nemici all’affrontare orde di creature dalla difficoltà crescente.

Purtroppo, però, anche questi eventi sono piagati dalle pessime condizioni tecniche in cui il titolo versa allo stato attuale (almeno nella versione Xbox One da noi provata) e anche dal quantitativo imbarazzante di bug che abbiamo incontrato nel nostro playtrhough che, a volte, ci hanno impedito addirittura di portare a termine la missione. Nelle intenzioni degli sviluppatori, Fallout 76 è un gioco che ci accompagnerà per molto tempo a venire ma, al momento, dubitiamo che i giocatori abbiano abbastanza motivazioni per tornare a giocare al titolo e Bethesda dovrà correre velocemente ai ripari prima che la situazione diventi irrecuperabile.

TECNICAMENTE PARLANDO

Il punto di vista tecnico è il vero flagello dell’intera produzione. Nella versione da noi testata, quella per Xbox One, il frame-rate, nelle situazioni più concitate, calava al punto da rendere il tutto assolutamente ingiocabile e procurandoci anche qualche mal di testa di troppo. Anche i modelli dei personaggi e le texture sembrano usciti da un gioco della scorsa generazione ed è un vero peccato perché sotto il profilo artistico, il West Virginia imbastito dal team di sviluppo è ben realizzato e, per quanto un po’ piatto in termini di contenuti, ci ha spinto più volte ad esplorarne ogni anfratto.

Una patch correttiva deve essere rilasciata in tempi brevissimi, prima che la community decida di abbandonare completamente il progetto (vista anche la pessima reazione ricevuta sui forum online).

IN CONCLUSIONE

Fallout 76, allo stato attuale, è una cocente delusione. Lo diciamo con la morte nel cuore da amanti della serie e da videogiocatori appassionati. Rilasciare, alle soglie del 2019, un prodotto in queste condizioni, dal punto di vista tecnico, semplicemente non è accettabile. La mancanza di coraggio nel proporre un ibrido tra vecchio e nuovo piuttosto che un’interpretazione MMO dell’universo di Fallout non ci sembra la decisione giusta a causa di una struttura di gameplay che non si adatta al meglio a questo tipo di concetto.

È una situazione ben più nera di quanto ci aspettassimo ai tempi dell’annuncio e speriamo con tutti noi stessi che Bethesda possa rattoppare, a stretto giro, tutti i buchi di un’opera che, ci dispiace dirlo, fa acqua da tutte le parti. Fallout meritava davvero di meglio.

0.00
5.6

Trama

5.5/10

Gameplay

6.0/10

Grafica

4.0/10

Sonoro

6.0/10

Longevità

6.5/10

Pros

  • Possibilità di affrontare il gioco per intero con gli amici
  • Il West Virginia è affascinante...

Cons

  • ...ma più vuoto di quanto ci saremmo aspettati
  • Tecnicamente pessimo
  • Le quest sono ripetitive e prive di mordente
  • Assenza totale di NPC

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