Days Gone, la Recensione – NO SPOILER

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Andy Bercaru
Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Definire in termini semplici il mondo videoludico sarebbe come cercare un significato concreto alla vita. Abbiamo imparato lungo il corso di questi tantissimi anni che, così come ogni singola costante umana, anche questo ambiente riesce a sorprendere, evolversi e variare. Ma con ogni singola variazione, spesso si va a cadere anche nel tranello della delusione o del fallimento totale. Questa generazione di console (così come molte alte prima) è riuscita a consolidare ancora una volta questa teoria, dimostrandoci che, per ogni singolo Pro, esistono anche dei Contro molto “marchiati”.

Uno dei tantissimi motivi per assaporare il paesaggio di Days Gone!

Per ogni singolo The Witcher 3, ci siamo ritrovati con delusioni alla No Man’s Sky, variegando tra nuove I.P. e qualche remastered di contorno (giusto per riempire il mercato). Tuttavia, una cosa risulta innegabile, ovvero che l’ottava generazione è stata tra le più prolifiche quando si parla di nuove opere.

Sicuramente molte Software House sono riuscite a fare vedere i propri muscoli, ma mai come la Sony che durante il corso di questi 7 anni, si è dimostrata dominante per il mercato, in maniera quasi “titanica”. Il colosso Giapponese, grazie a delle “aggressive” campagne marketing e alla “furbizia” nel seguire la corrente di pensiero dei videogiocatori (gran parte delle volte) è riuscita a portarsi a casa la “vittoria” di questa lunga console war (cambiando in parte anche le regole del mercato odierno).

Tuttavia, anche Sony, così come ogni singolo esponente maggiore, è riuscita a fare molti passi falsi. Sicuramente molti di voi ricorderanno che, oltre i vari capolavori come Uncharted 4, God of War ed Horizon: Zero Dawn, la compagnia ha rilasciato anche una serie di titoli, abbastanza dimenticabili come Knack o The Order 1886.

Sony Bend, durate questi lunghi anni a fianco del colosso giapponese, non sembra essere riuscita a trovare del tutto la propria strada. La compagnia, si è sempre focalizzata su opere “minori”, rilegando essa principalmente a progetti first party passati in sordina (come Uncharted: Golden Abyss). Tuttavia, durante il lontano 2016, la casa di sviluppo decise di mostrare i propri canini, proponendo una nuova I.P. per l’ammiraglia di casa Sony. Fu allora che Days Gone si palesò davanti ai nostri occhi per la prima volta, lasciandoci un po’ perplessi ma nello stesso affascinati. Ma la “sorte” voleva essere ancora una volta crudele con lo studio situato ad Oregon, spingendo i ragazzi a lavorare sempre più intensamente senza però riuscire a convincere il pubblico del tutto.

Il progetto, già durante le varie fiere presentò un numero di problemi clamorosi, spingendo Sony Bend ad rimandare più e più volte il tutto. Arrivati al mese di Aprile, ecco che anche noi di Nerdplanet abbiamo avuto l’opportunità di provare con mano quest’ultima I.P. per la console nipponica. Sony Bend sarà stata capace a portare sul mercato odierno l’ennesima esclusiva Sony degna di nota, o l’opera si aggiungerà ancora una volta, al mucchio di titoli mediocri? Andiamolo a scoprire nella prossime righe!

Riding through this world…all alone!

“Il mio cappello è più bello!”

Come ogni opera Sony che si rispetti, anche Days Gone si unisce al coro delle esperienze incentrate sulla narrazione. Infatti, l’opera di Sony Bend cerca di esporre al giocatore una trama molto interessante, anche se quasi priva di originalità. Non aspettatevi di trovare cose mai viste prima, ma soltanto di apprezzare quello che “conoscete” già di questo “mondo” dedicato alle apocalissi zombie. La storia si incentrerà su una grossa epidemia scoppiata nella contea di Oregon (più preciso a Farewell). Prenderemmo i panni di Deacon St. John, un biker dei Mongrels diventato in seguito all’epidemia un cacciatore di taglie. Deacon, durante il fatidico scoppio dell’epidemia, perse le tracce della moglie Sarah, spingendo il nostro protagonista a credere che essa sia morta. Tuttavia, dopo circa 2 anni, le ricerche del biker sembrano diventare sempre più intense per trovare la donna da lui amata. Durante questo lungo “viaggio” verremo affiancati da William Gray (spesso menzionato nel gioco come Boozer), anch’esso un ex membro dei Mongrels ed “fratello” in armi di Deacon.

Non possiamo raccontarvi altri dettagli riguardanti la trama, essendo che ogni singola parte di essa potrebbe risultare in uno spoiler massiccio. Ma possiamo affermare che, generalmente, il modo in cui essa viene affrontata risulta molto scorrevole ed accattivante, anche se qualche problema di regia ci sarebbe. Infatti, ci siamo spessi ritrovati in punti di narrazioni un pochino morti o fuori posto, raccontandoci magari in un momento sbagliato una determinata storia. Tuttavia, anche al di fuori di questo problema, consideriamo la storia di Deacon valida da seguire fino alla fine, essendo che essa sa regalare le giuste emozioni. Ad accentuare la “qualità” generale della narrazione, incentrerebbe molto anche la qualità del doppiaggio e del character design. Days Gone, per quanto ci riguarda risulta come una  delle opere più solide sotto questi due punti di vista, regalando al pubblico uno dei doppiaggi più belli mai sentiti ed una marea di personaggi memorabili. Deacon e Boozer verranno ricordati dai giocatori per lunghissimo tempo, grazie appunto al modo in quale Sam Witwer e Jim Pirri abbiano contribuito all’opera. In più, il miscuglio narrativo di un mondo apocalittico “dominato” dai biker, potrebbe far godere moltissimo i fan di pellicole come The Walking Dead e Sons of Anarchy (al quale il gioco strizza molto l’occhio).

Where we land is where we fall!

“CORRI! SCAPPA C’E’ IL NE…ah no aspe!”

Ma come diciamo sempre, la parte “fondamentale” di un videogioco viene principalmente rinchiusa nel suo gameplay. Questo aspetto principalmente determina una buona percentuale qualitativa del prodotto in questione. Ebbene, Days Gone, esattamente come sotto il punto di vista narrativo, anche nel reparto gameplay non tende ad osare più di tanto. Il gioco verrà presentato al giocatore come un classico open-world, condito da missioni secondarie e tantissime attività da tenervi incollati allo schermo per moltissimo tempo. Tuttavia, per “diversificarsi”  (anche se in maniera minore) dalla massa, oltre a concentrarsi molto di più sulla narrazione, Days Gone cerca di aggiungere qualche elemento personale ad una formula già consolidata ed evoluta da altri esponenti. Una fra queste caratteristiche “uniche”, risiederebbe nell’ausilio della moto di Deacon. Il veicolo in questione ricorderà molto la macchina vista in opere come Mad Max. Tuttavia questa componente risulterà come una delle più godibili, non solo a spostarsi, ma anche a personalizzare ed sfruttare a piacimento.

Con l’avanzare della storia, il nostro protagonista potrà personalizzare ed migliorare la moto, rendendola indispensabile in certi situazioni. Molte delle ore le passerete in sella al veicolo, spostandovi tra vari accampamenti ed migliorare ogni singolo aspetto di essa. Anche la gestione delle risorse e del crafting, strizza molto l’occhio ad altre opere come The Last of Us. Infatti il giocatore, dovrà preoccuparsi anche della cura del veicolo, riparando spesso il motore con dei rottami (trovati sparsi per il gioco) o semplicemente riempire il serbatoio di benzina quando la moto rimarrà a secco. Sicuramente un aspetto interessante per “variegare” una struttura di gameplay trita e ritrita da altri esponenti del genere.

“Vediamo se faccio Homerun!”

Il sistema di missioni si separerà come nei più classici degli open-world, ovvero tra missioni principali (che porteranno avanti la trama) ed incarichi secondari (che avranno il ruolo di sbloccare nuovi armi, accessori e via dicendo). Tuttavia, la diversità generale degli incarichi secondari risulterà troppo simile tra di essa, non offrendo spesso motivo di seguire certe missioni (al di fuori dell’esperienza bonus e di qualche arma in più). Anche sotto il punto di vista del combat system, il gioco riesce a rimanere in mezzo tra una qualità buona e mediocre, rendendo il sistema corpo a corpo prevalere gran parte delle vote sul gunplay (che risulterà a tratti molto legnoso ed impreciso). Il gioco inoltre tenderà a far capire che, l’approccio silenzioso sarebbe sempre consono, essendo che le armi iniziali risulteranno poco affidabili ed la rumorosità dei proiettili renderà in parte l’approccio più pericoloso. Tuttavia, la componente stealth risulterà abbastanza “rotta” essendo che, l’I.A. dei nemici non riesce a brillare. In certe situazioni ci siamo ritrovati a sterminare campi di predoni soltanto grazie al coltello, “ballando la Macarena” a 20 centimetri dal nemico in questione (senza farci notari in una qualsiasi maniera).

Anche se il gunplay (come abbiamo già detto) risulta in parte molto riduttivo, la buona varietà di armi ed di accessori, renderà l’esperienza di base divertente. I vari approcci garantiranno (anche se in minima parte) una buona diversità lungo le 30/35 ore di gioco (necessarie per portare alla fine soltanto la campagna principale) ed anche la varietà di certi “eventi randomici” renderanno il tutto godevole e di base, mai noioso (anche se, una certa ripetitività delle azioni, ci sarà sempre).  Abbiamo apprezzato inoltre anche la diversificazione della tipologia di nemici, tra furiosi (ovvero i veri infetti del gioco), ripugnanti e predoni. Ogni nemico si comporterà in maniera abbastanza diversa, obbligando il giocatore ad sfruttare bene ogni riparo circostante ed arma a sua disposizione.

Affrontare per la prima volta un’orda di infetti sarà un’esperienza adrenalinica, che spesso, porterà alla morte se si è troppo avidi. I furiosi saranno classici zombie, deboli da soli, ma letali in branco. Ovviamente oltre i vari nemici umanoidi, anche una varietà di animali cercheranno di farvi la pelle. Sicuramente questi elementi singoli, uniti a quelli menzionati sopra, riusciranno a garantirvi un gioco divertente sotto moltissimi punti di vista.

Tecnicamente parlando

Sniper Elite: Days Gone Edition

La parte tecnica dell’opera Sony Bend forse risulta come una delle più deludenti ed a tratti insufficienti rispetto ad altre esclusive Sony. Il gioco è stato testato da noi su PS4 Pro, dove esso vanterà delle risoluzioni 4K (upscalate), HDR ed un framerate bloccato a 30. Tuttavia, il gioco sarà pieno di glitch grafici, pop-up e diversi cali di frame (molto più frequenti sulle versioni Slim/FAT), da rendere l’esperienza visiva a dir poco fastidiosa a lungo andare. Purtroppo il gioco, per quanto stupendo in certe sezioni, non riesce mai ad impressionare a dovere, lasciandoci perplessi sul fatto che esso giri così male.

La mancata ottimizzazione castra moltissimo l’esperienza generale, rendendo molte sessioni di gioco a tratti ingiocabili. Un paio di volte ci siamo imbattuti anche in vari crash del gioco, obbligandoci a riavviare il tutto (senza però corromperci fortunatamente il salvataggio di gioco). Le texture ed i modelli poligonali di base si presentano in una maniera molto buona, ma il costante caricamento ritardatario rende molte volte il tutto poco godibile (vedere l’erba e gli alberi “spawnare” ogni 2 metri peggio di un gioco per ps2, ci fa capire che qualcosa è andato storto nello sviluppo).

Il comparto audio tuttavia, riesce a salvare (quasi) del tutto l’opera, non solo da un punto di vista narrativo, ma anche di gameplay. Non solo il doppiaggio sarà uno dei migliori mai sentiti (come abbiamo già affermato prima), ma anche la soundtrack generale renderà l’esperienza immersiva  al 100%. Noi stessi, in più delle volte, siamo corsi subito a cercare su Spotify le canzoni che compaiano nell’opera di Sony Bend, trasformando le soundtrack del gioco in una playlist quotidiana. Tuttavia, ci sarebbe da precisare che, anche sotto il punto di vista del comparto audio, i bug risultano sempre presenti. Uno dei più odiosi, toglierebbe del tutto l’audio al gioco, obbligando a riavviare del tutto il gioco o addirittura la console stessa.

Sotto il punto di vista dei controlli abbiamo trovato il tutto molto responsivo e senza orme di input lag, caratteristiche del genere. Infatti non abbiamo mai avuto problemi nel controllare il personaggio e ne tanto meno a spostarci a bordo della moto. Stranamente questo aspetto è uno dei pochi privi di errori, garantendo di base un’esperienza solita sotto il punto di vista dei controlli.

<<Siamo consapevoli del fatto che, già durante i passati giorni, Sony Bend ha rilasciato varie patch correttive. Molti dei bug da noi menzionati sono “spariti” o sono stati aggiustati in seguito a queste correzioni. Tuttavia, per rimanere dentro i canoni dell’integrità redattoriale, abbiamo preferito analizzare il gioco nel suo stato “primordiale” così come esso fu rilasciato durante il Day-One!>>

In conclusione

Days Gone risulta un’opera che nel complesso osa poco, castrando in parte il risultato finale. Purtroppo anche la poca cura per i dettagli rilegano il gioco ad un gradino al di sotto di altre opere nate in casa Sony. Ma anche con questi difetti, l’ultima fatica dei ragazzi di Sony Bend si propone come un must per gli amanti del genere open world, regalando ore su ore di divertimento ed una storia che, per quanto sappia tutto di già visto, riesce a regalare emozioni uniche.

Se la vita dei motociclisti vi affascina e serie come The Walking Dead o Sons of Anarchy sono il vostro pasto quotidiano, allora Days Gone dovrebbe rientrare tra la lista dei vostri prossimi acquisti. Speriamo in futuro di vedere un sequel privo di difetti ed inoltre ci auguriamo che Sony faccia la cosa giusta, dando più fiducia allo studio di Oregon.

Days Gone

74.99€
7.9

Gameplay

7.5/10

Trama

8.0/10

Grafica

7.0/10

Sonoro

9.0/10

Longevità

8.0/10

Pros

  • Un open world che riesce ad accattivare
  • La moto, in ogni suo singolo aspetto
  • Una storia molto interessante...
  • Doppiaggio e soundtrack da urlo

Cons

  • Tecnicamente pieno di buchi
  • Struttura generale un po' ripetitiva
  • ...con qualche problemma di regia
  • Osa poco per essere una nuova I.P.

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