Cuphead, La Recensione – NO SPOILER

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

C’è bisogno di una boccata d’aria fresca nell’industria videoludica. La predominanza di titoli esclusivamente multiplayer, visti più come servizi all’utente che come reali videogiochi, preoccupa non poco i giocatori di vecchia data che temono di vedere scomparire quelle esperienze single player che li avevano tanto appassionati negli anni passati. Fortunatamente, in parallelo allo sviluppo di prodotti tripla A con budget spropositati alle spalle, c’è anche chi, con delle buone idee e un po’ di ingegno, riesce a tirare fuori opere meravigliose destinate a essere ricordate per molti anni a venire.

È il caso dello studio MDHR, una piccolissima realtà indipendente formata da soli due fratelli, Chad e Jared Moldenhauer, che, al loro esordio e dopo mille difficoltà e peripezie, sfornano uno dei titoli migliori dell’intera generazione: Cuphead.

Annunciato in occasione dell‘E3 2014 e più volte rimandato nel corso del tempo, il titolo dei fratelli Moldenhauer ha rischiato di non vedere mai la luce a causa di numerosi ostacoli nel corso dello sviluppo che, in barba ai luoghi comuni, non hanno assolutamente intaccato la qualità finale del prodotto.

Cuphead è finalmente arrivato negli store online di Xbox One e PC ed è splendido, difficilissimo e arricchito da un comparto artistico originale e assolutamente memorabile. Seguiteci in questa nostra recensione perchè stiamo per parlarvi di uno dei giochi più belli di questo 2017.

NON FARE AFFARI COL DIAVOLO

La trama alla base di questa nuova perla targata MDHR studios è semplice quanto fuori di testa ma funge più da pretesto per lanciarsi nelle furiose battaglie del titolo più che da vero e proprio plot con colpi di scena e simili. I due fratelli Cuphead e Mugman, particolari tazze da latte antropomorfe stanno vincendo una piccola fortuna ai dadi in un casinò gestito dal Diavolo in persona (?!) quando il Maligno mette sul tavolo la possibilità di raddoppiare la vincita o perdere la propria anima.

Cuphead accetta la sfida nonostante il fratello Mugman sia contrario incorrendo inevitabilmente nella trappola del nemico accumulando un debito troppo grosso per essere pagato. Così i due sono costretti a lanciarsi in un’assurda avventura per reclamare le anime di altri debitori per conto del Diavolo in una sequela completamente folle di boss dalle forme più strampalate e livelli run ‘n’gun al fulmicotone. Cuphead è un’esperienza che, possiamo metterci la mano sul fuoco, non dimenticherete tanto facilmente.

A KNOCKOUT!

Il gameplay di Cuphead è un vero tributo alle pietre miliari del genere Run ‘n’ Gun particolarmente in voga negli anni 80 e 90 e funziona in modo praticamente perfetto anche ai giorni d’oggi. La formula è allo stesso tempo facile da apprendere ma dannatamente difficile da padroneggiare ed è costituita da poche mosse che faranno la differenza tra la vita e la morte.

In modo analogo a quanto accadeva in titoli come Contra o Metal Slug, il nostro protagonista può sparare in 9 direzioni, saltare, effettuare piccoli scatti con la pressione di un tasto o scatenare potenti mosse finali tramite la spesa di un’apposita barra ricaricabile colpendo i nemici o eseguendo piccoli parry colpendo in salto determinati oggetti indicati con un colore rosa acceso. C’è anche un tasto che permette di bloccare il nostro eroe per farlo sparare da fermo in tutte le direzioni e uno adibito allo switch delle armi sbloccabili utilizzando le monete acquisite sul campo di battaglia.

E’ presente anche un semplice menu tramite il quale modificare il nostro equipaggiamento e le abilità passive, elemento, questo che aggiunge ulteriore profondità ad una struttura di gameplay già di per sé abbastanza ricca. La hub del gioco è costituita da una grande plancia in stile Super Mario World con livelli affrontabili nell’ordine che preferiamo a patto di abbattere tutti i boss per poter proseguire al mondo successivo.

Oltre alle missioni Run ‘n’ Gun e quelle da completare a bordo di aerei, il vero fulcro del gioco sono le lotte con le decine di boss presenti, tutti ottimamente caratterizzati ed ognuno dotato di da 3 a 5 fasi con moveset completamente diversi l’uno dall’altro i quali costringeranno il giocatore a dar fondo a tutta la propria abilità per imparare a memoria le mosse del nemico, adattarsi e, alla fine, avere la meglio.

Ricordiamo, inoltre, che il gioco è un’autentica sfida per l’utente e sa essere, in certi casi, davvero punitivo in quanto dopo soli 3 colpi subiti saremo costretti a ricominciare il livello dall’inizio ma, nel contempo, saprà regalare una sensazione di appagamento quasi galvanizzante nel momento in cui riusciremo a superare i vari livelli: un dettaglio che, nel mondo dei videogiochi moderno, si inizia a vedere sempre di meno, purtroppo. Segnaliamo, infine, che sarà possibile affrontare l’intera campagna con un amico in split screen (e, per ora, non in coop online ndr) con il secondo giocatore che giocherà nei panni di Mugman.

TECNICAMENTE PARLANDO

La vera punta di diamante dell’opera dei fratelli Moldenhauer, tuttavia, è proprio il comparto grafico e artistico che ricorda molto da vicino i primi cartoni animati Disney dedicati a Topolino, nei primi anni 30. Ogni aspetto della produzione MDHR Studios è curata nel minimo dettaglio, con un art direction ispiratissima, boss indimenticabili e situazioni al limite della follia coadiuvati da un filtro grafico che vuole dare la sensazione di stare guardando un cartone animato d’epoca con un risultato allo stato dell’arte.

Un’ esperienza che è impossibile non consigliare a chiunque si dica appassionato del media videoludico grazie anche a una colonna sonora che sposa perfettamente le atmosfere del gioco e un design di livelli e personaggi curatissimi. La longevità si attesta, invece, sulla decina di ore di gioco e, purtroppo, non fornisce molti spunti per essere rigiocato se non la voglia di migliorare i propri punteggi nei vari livelli. Ricordiamo, inoltre, che sarà possibile abbassare la difficoltà prima della lotta con un boss ma sarà necessario batterli tutti a livello normale se si vuole accedere all’ultimo mondo di gioco.

CONCLUDENDO

Per concludere Cuphead si presenta al grande pubblico come una delle opere meglio riuscite dell’intera generazione. Un titolo difficile, una vera prova di forza per i nervi e i riflessi del giocatore, dotato di uno dei comparti grafici e artistici più belli mai visti in un videogioco, un prodotto meraviglioso che saprà divertire e appagare chiunque abbia il coraggio di sfidarlo. Cuphead è splendido, dobbiamo davvero aggiungere altro?

Cuphead

Cuphead
8.9

Trama

8.0 /10

Gameplay

9.5 /10

Grafica

9.5 /10

Sonoro

9.5 /10

Longevità

8.0 /10

Pros

  • Stile grafico originale e indimenticabile
  • Gameplay robusto e super appagante
  • Una vera sfida per il giocatore

Cons

  • Non ci sono motivi per rigiocarlo più di una volta
  • La sua difficoltà potrebbe scoraggiare l'utente meno esperto

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