Call of Duty: Black Ops 4, La Recensione

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Nella storia di una grande serie di prodotti di intrattenimento, per quanto amati o di successo possano essere, arriva il momento di dover compiere una scelta che potrebbe modificarne radicalmente i canoni. In un’industria in continua evoluzione come quella dei videogiochi, a maggior ragione, continuando a proporre capitoli appartenenti alla stessa saga con cadenza annuale senza apportare modifiche di peso, si rischia di proporre prodotti troppo simili tra loro e di incorrere nelle ire della fanbase.

È stato, ad esempio, il caso di Assassin’s Creed che ha virato fortemente verso il mondo dei giochi di ruolo dopo aver ascoltato i feedback della community o di Resident Evil che ha ripensato completamente la propria formula per venire incontro ad una nuova generazione di giochi horror (e, di conseguenza, di suoi consumatori) che richiedevano determinati ritmi e una certa attenzione alla qualità. Quest’anno, invece, è toccato a Call of Duty, una delle serie videoludiche più popolari del mondo, mettere in discussione gran parte delle sue caratteristiche tipiche per cercare di adattarsi a quelle che sono le richieste del mercato e del grande pubblico.

Già dal momento del suo annuncio, durante un evento dedicato, Activision e b hanno reso chiaro da subito che l’obiettivo di questo Call of Duty: Black Ops 4 sarebbe stato quello di dire la propria in un settore che, in questo momento storico, è in netta crescita: quello degli esport. Con l’avvento di Twitch, dei suoi streamer e il successo di tornei e leghe professionistiche di giochi come Rainbow Six: Siege, CounterStrike e Overwatch, era solo questione di tempo prima che il publisher americano si lanciasse a capofitto in questo mondo in pieno sviluppo, forte di un nome popolare e amato come quello di Call of Duty. Non è tutto. Nell’anno appena passato c’è stata anche l’esplosione di un nuovo genere videoludico, quello dei Battle Royale, con alcuni esponenti come PUBG e Fortnite che sono riusciti a catalizzare l’attenzione dei videogiocatori di tutto il mondo, registrando numeri da capogiro sia in termini di giocatori presenti giornalmente sui server che in quelli delle visualizzazioni su tutte le principali piattaforme di streaming video.

Non era difficile pronosticare che tutti gli altri detentori di IP forti volessero proporre la propria interpretazione di questo nuovo fenomeno all’interno dei propri giochi. Ecco, quindi che arriva Blackout, la modalità Battaglia Reale di Call of Duty che, dopo aver fatto tanto parlare di sé in fase di Beta, arriva nella forma completa nel pacchetto proposto in questi giorni nei negozi. Black Ops 4, quindi, si rivolge ad un pubblico interessato alla competizione, alle lotte online, molto più che in precedenza al punto da compiere un passo di cui da tempo si vociferava, quello della netta eliminazione della campagna single player. Con un’assenza di questo calibro e con tutte queste modifiche alla formula, sarà riuscita l’ultima opera di Treyarch a far breccia nei nostri cuori? Scopritelo nella nostra recensione!

BACK IN BLACK (?)

L’eliminazione della campagna single player di Call of Duty la capiamo da un punto di vista commerciale ma, non ve lo nascondiamo, ci ha lasciato l’amaro in bocca. La storia dei precedenti capitoli, per quanto fosse breve, molte volte poco ispirata e, in definitiva, poco apprezzata dalla maggior parte dei suoi avventori, aveva un ruolo, a nostro avviso, molto importante: quello di immergere il giocatore in un contesto. Giocare la campagna, infatti, ci dava un motivo per imbracciare le armi o, se non altro, indicava a grandi linee il mondo in cui le fasi di shooting avevano luogo.

La storia di Advanced Warfare, infatti, riusciva a giustificare, per assurdo, la presenza degli esoscheletri, quella di Black Ops 3 spiegava le meccaniche di hacking, quella di Infinite Warfare motivava l’introduzione dei robot da combattimento. Qui, invece, veniamo catapultati in un mondo devastato dalla guerra in cui soldati altamente specializzati e dotati di abilità uniche si danno battaglia in parti diverse del globo, senza che ci vengano spiegate le circostanze scatenanti del conflitto. Lo sappiamo, probabilmente vi sembrerà un discorso da vecchi giocatori ancorati ad un modo di fare videogiochi appartenente ad un’altra epoca che supponiamo andrà sparendo, negli anni a venire.

Da un punto di vista commerciale, lo ripetiamo, capiamo e condividiamo la scelta di Treyarch e Activision. Produrre una campagna single player comporta dei costi enormi per lo sviluppo di una storia, di personaggi credibili e tanto altro e, il fatto che molti giocatori non la avviavano nemmeno, una volta acquistato il gioco, deve aver spinto il publisher a compiere il passo definitivo verso la sua cancellazione in favore di un prodotto esclusivamente online.

Il fatto, tuttavia, che il gioco porti in copertina il numero 4 senza essere inserito nella timeline della serie Black Ops o, comunque, senza aggiungere nulla di concreto alla narrativa di quell’universo, ci dispiace non poco. Fortunatamente, però, il resto dei contenuti inclusi nel gioco è così corposo e di qualità che il dolore legato alla scomparsa della campagna svanisce ben presto.

CELEBRITY DEATHMATCH

Il comparto multiplayer competitivo di Call of Duty è sempre stato la punta di diamante dell’intera serie, fin dai tempi di Modern Warfare, uscito ormai ben 11 anni fa. Quest’ultimo ha il merito di aver introdotto molte delle caratteristiche che hanno sancito la fortuna del brand agli occhi del grande pubblico. Call of Duty 4: Modern Warfare, infatti, ha presentato al mondo la salute che si rigenerava nel tempo senza necessità di utilizzare medikit, le serie di uccisioni che venivano ricompensate con Radar, Elicotteri da Combattimento e Missili Guidati, la progressione del giocatore basata sui punti esperienza e tanto altro, elementi che hanno poi accompagnato tutti gli episodi successivi della saga.

Quest’anno, però, Treyarch ha deciso di mettere in discussione alcuni dei pilastri fondamentali di Call of Duty in modo da renderlo maggiormente adatto al mondo degli sport elettronici al quale, evidentemente, punta. Andiamo per gradi. Il multiplayer di Black Ops 4 riprende il sistema di creazione delle classi del precedente terzo episodio con il sistema Pick 10 reso celebre proprio dalla stessa Treyarch che richiede al giocatore di personalizzare il loadout del proprio combattente scegliendo tra una nutrita schiera di armi, equipaggiamenti ed abilità specifiche.

L’arsenale, come al solito, è massiccio e variegato e conta al suo interno fucili d’assalto, mitragliette, mitragliatrici leggere, fucili a pompa, lanciarazzi, e pistole, tutti personalizzabili a fondo con mirini, puntatori laser, proiettili FMJ e tanto altro. Il feeling delle armi, per quanto risulti abbastanza simile a quanto visto nei precedenti episodi della saga, nasconde una modifica molto importante: il sistema di rinculo delle bocche da fuoco è stato ripensato per renderlo più realistico ed è stata introdotta anche la fisica dei proiettili che, nonostante non sia profonda e articolata come quella vista in Battlefield cambia parecchio l’interpretazione degli scontri proposti dal titolo.

Anche gli esplosivi e gli equipaggiamenti tattici sono molteplici e vanno dalle classiche granate a frammentazione a quelle adesive, dalle flashbang ai tomahawk da lancio. Le abilità, invece, riprendono da vicino quelle già viste nei precedenti episodi e consentono, ad esempio di correre senza abbassare l’arma, di non essere individuati dai radar nemici o di visualizzare a schermo gli equipaggiamenti posizionati dagli avversari.

Ognuna di queste scelte occuperà uno slot tra i 10 disponibili per la nostra classe, consentendo al giocatore di adeguare il soldato al proprio stile di lotta. Oltre a questo, tornano anche gli specialisti, già visti in Black Ops 3 che andranno scelti all’inizio di ciascuna partita e che saranno dotati di abilità specifiche che li differenziano notevolmente uno dall’altro. Ruin, ad esempio, è provvisto di un rampino che gli consente di coprire grandi distanze in brevissimo tempo, Seraph avrà un dispositivo che, una volta piazzato, consentirà alla squadra di respawnare in punti scelti della mappa, Nomad può piazzare mine ad inciampo laser e tanto altro.

Ognuno di loro, inoltre, può fare affidamento su un’abilità speciale capace di ribaltare davvero le sorti della battaglia che sarà necessario caricare accumulando durante le partite. Firebreak può utilizzare un potente lanciafiamme, Nomad può chiamare il potente cane da combattimento Juneau per fare a pezzi i nemici, Ajax può utilizzare uno scudo balistico impenetrabile ecc… Tutti gli specialisti, comunque, hanno pro e contro che sono stati bilanciati in modo abbastanza sapiente da parte dello sviluppatore che, evidentemente, conosce l’importanza di equilibrare il più possibile ogni arma e abilità nell’ottica di entrare nel campo degli esport.

La modifica al gameplay che, però, abbiamo apprezzato maggiormente è legata alla salute dei combattenti. Treyarch, infatti, ha eliminato in modo clamoroso l’energia auto-rigenerante in favore della necessità di curarsi manualmente tramite un tasto dedicato. Questo fattore modifica radicalmente l’approccio pensato per le lotte, costringendo il giocatore a nascondersi per rifiatare, curarsi e non incorrere in una morte prematura, aggiungendo ulteriore tattica e stratificazione al gameplay.

AROUND THE WORLD

Le mappe proposte da Call of Duty: Black Ops 4 sono tante, variegate e dotate di un ottimo design simmetrico. Si tratta, in sostanza, di un mix di ambientazioni nuove e rivisitate, provenienti direttamente dagli episodi più amati della serie. Le mappe, in totale, sono 14 e, al fianco delle new entry come Hacienda, Gridlock e Payload, tutto sommato ampie, ben realizzate e adatte agli scontri sia da breve che da lunga distanza, ritroviamo alcuni classici come Jungle, Summit e Firing Range mutuate dal primo capitolo e Slums da Black Ops 2.

Sembra quasi che Treyarch voglia proporre una sorta di “Best of” dell’esperienza targata Black Ops, in questo capitolo e, probabilmente, in futuro vedremo l’aggiunta di altre zone di guerra preferite dai fan come Nuketown (in verità già annunciata come DLC gratuito) e tante altre. Dal punto di vista delle modalità di gioco, invece, la situazione è lievemente diversa. Black Ops 4 offre, infatti, poca varietà in termini di stipulazioni differenti con sole due aggiunte veramente nuove che prendono il nome di Furto e Controllo.

Queste ultime, rispettivamente, richiedono di recuperare dei borsoni pieni di denaro sparsi sul campo di battaglia per acquistare armi sempre più potenti (un po’ come si era visto in CounterStrike) e di conquistare due zone della mappa prima della fine del tempo. Si tratta, con ogni probabilità, delle due modalità che verranno più utilizzate nei tornei mondiali e negli eventi esportivi in quanto coniugano alla perfezione una certa dose di tattica con i riflessi e le abilità pad alla mano richieste per vincere nel gioco. Tornano, naturalmente, anche Hardpoint, Team Deathmatch, Uccisione Confermata e Cerca e Distruggi ma da questo punto di vista si poteva fare sicuramente di più. Confidiamo che lo sviluppatore includa, in aggiornamenti futuri, tutti tipi di match mancanti all’appello in modo da ampliare ulteriormente l’offerta e mantenere i server popolati.

BLACKOUT

Vi avevamo già parlato approfonditamente di Blackout in un articolo dedicato, che potete consultare seguendo questo link. In occasione della Beta, infatti, abbiamo potuto testare a fondo l’interpretazione di Treyarch del fenomeno videoludico dell’anno che, come ricorderete, ci aveva convinto della qualità del lavoro svolto ma che, sicuramente, non include nulla che possa far appassionare del genere chi non lo apprezza. In occasione dell’uscita del gioco ci siamo lanciati nuovamente nelle sfide del Battle Royale di Call of Duty confermando gran parte delle nostre prime impressioni.

A partire dalla mappa, enorme, piena di riferimenti al passato della serie e dotata di zone dalle caratteristiche morfologiche completamente differenti fino ad arrivare al gameplay, Blackout ha tutte le carte in regola per essere il nuovo pretendente al trono, al momento, più ambito di tutti. Scalzare Fortnite dalla posizione di dominio assoluto che occupa non sarà per niente facile ma con un buon supporto da parte del team di sviluppo, il BR di Treyarch potrebbe dire la sua, al punto, in futuro, di divenire un prodotto a sé stante che si regge sulle proprie gambe e, magari, potrebbe ricevere una release separata o sotto forma di free-to-play.

Activision ha per le mani una potenziale bomba ad orologeria pronta ad esplodere sconvolgendo il panorama del mercato delle Battaglie Reali, starà solo a loro supportarlo in maniera adeguata per garantirne il successo, soprattutto sul lungo termine. Staremo a vedere.

ZOMBIES? GROOVY!

E arriviamo, infine, ad uno dei contenuti più apprezzati della storia di Call of Duty, la modalità zombie che, con Black Ops 4, torna nelle mani dei suoi creatori che hanno pensato, per questo capitolo, di offrire ai giocatori l’esperienza più completa e nutrita di sempre. Già nel pacchetto di lancio troveremo ben 3 scenari completamente differenti con storie ed obiettivi unici che andranno scoperti da soli o in cooperativa fino a 4 giocatori.

La prima mappa, IX, è ambientata nell’antica Roma con tanto di Colosseo, tigri e mini-boss gladiatori zombie in una variazione gradita di quanto visto nei precedenti capitoli con il fascino innegabile dell’Arena. La seconda, Viaggio Disperato, ha luogo sul Titanic che, pochi minuti dopo lo schianto contro il celeberrimo iceberg, viene invaso dai non-morti e costringerà i giocatori a districarsi tra ponti, dock e cabine per sopravvivere il più a lungo possibile. La terza, Sangue dei Morti, infine, è una rivisitazione di Mob of the Dead, una delle mappe zombie più apprezzate di Black Ops 2 ambientata nella prigione di Alcatraz invasa da mostri, vaganti e creature di tutti i tipi.

La cosa più interessante è che è stata inserita anche qui la possibilità di creare una classe scegliendo l’arma iniziale, 4 power-up attivabili con la pressione delle quattro frecce digitali e un’abilità speciale come una Gatling, un martello da guerra, una spada a frusta, un cannone elettrico, una katana e tante altre, tutte capaci di sterminare intere orde di nemici in pochi colpi. Si tratta senza dubbio dell’esperienza zombie definitiva che farà la gioia di tutti gli appassionati nonché dei giocatori amanti della cooperativa in quanto, lo ricordiamo, è possibile affrontarla anche in split-screen con un amico.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, Call of Duty: Black Ops 4 vive di alti e bassi. Se da una parte troviamo un comparto artistico come sempre molto ispirato e un frame-rate fisso a 60fps in praticamente tutte le situazioni, dall’altra, il motore grafico inizia a mostrare gli anni con modelli dei personaggi poco dettagliati e un caricamento delle texture a volte molto lento che sfigura a confronto con altri titoli presenti attualmente sul mercato.

Soprattutto in Blackout, con i suoi 88 giocatori connessi contemporaneamente, il gioco è costretto a giungere a dei compromessi, nell’ottica di mantenere stabile il frame-rate per un’esperienza fluida e godibile. Dal punto di vista sonoro, invece, il lavoro svolto sul campionamento dei suoni delle armi è egregio e anche i rumori prodotti dai giocatori viene riprodotto fedelmente dando preziose informazioni sulla posizione dei nemici nello spazio: un’altra scelta precisa per il lancio del gioco nel campo degli esport.

IN CONCLUSIONE

Per concludere, Call of Duty: Black Ops 4 rappresenta una rinascita per la serie. L’eliminazione completa della campagna a favore di un prodotto esclusivamente votato al multiplayer competitivo, nonostante tutte le critiche degli scorsi mesi, ha dato i suoi frutti. Gli sviluppatori, infatti, si sono concentrati sull‘affinamento delle meccaniche e sulla modifica di alcune caratteristiche del gioco per poterlo inserire, a tutti gli effetti, nel mondo delle competizioni di esport, un mondo che al momento è in piena espansione.

La quantità e la qualità dei contenuti proposti sono tali da non far rimpiangere la storia in single player anche se, non lo nascondiamo, la sua esclusione ci lascia un po’ l’amaro in bocca. La modalità zombie è la più ricca e profonda di sempre e anche Blackout ha le qualità necessarie per diventare un nuovo fenomeno del mercato, con il giusto supporto. Treyarch ed Activision hanno scelto di correre dei rischi e sono state premiate con un prodotto ottimo sotto tutti i punti di vista che setta un nuovo standard per la serie e che, sicuramente, terrà incollati i giocatori per molto, molto tempo. Call of Duty riparte da qui.

8.4

Grafica

7.5/10

Gameplay

9.0/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

9.0/10

Pros

  • Multiplayer rinnovato ed esaltante
  • Modalità zombie profonda e ricca di contenuti
  • Blackout è una buona alternativa per gli appassionati di Battle Royale...

Cons

  • ...ma non convincerà i detrattori
  • Mancanza totale di una componente single player
  • Il motore grafico inizia a mostrare il peso degli anni

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