Call of Duty: Black Ops 4 – Blackout, Provato

Anteprime
Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Il genere dei Battle Royale potrà anche non piacere a tutti ma gli va assolutamente riconosciuto il merito di aver saputo catalizzare completamente l’attenzione della community dei videogiocatori arrivando ad essere la base di molti dei titoli più giocati degli ultimi tempi. Basti pensare al fenomeno di PUBG che ha registrato dei numeri spaventosi su Steam, superando anche un mostro sacro come DOTA2 (della stessa Valve) o dell’immortale Fortnite: Battle Royale che adottando una formula da Free to Play è riuscito a crearsi un bacino di utenza sconfinato riuscendo a fatturare milioni e milioni di dollari.

Le altre grandi aziende, dato il successo commerciale di questi due pilastri non sono certo rimaste a guardare. Praticamente ogni gioco che includa la possibilità di sparare con un’arma ha visto, nel corso dei mesi, l’introduzione di una modalità Battle Royale portando, inevitabilmente, alla saturazione del mercato. Pensiamo a Realm Royale di HiRez che ha perso il 95% degli utenti in poco più di un mese o, ancora peggio, a The Culling 2 che è stato lanciato e ritirato dal mercato dopo meno di una settimana per la mancanza cronica di utenti.

Spodestare PUBG e Fortnite dal trono dorato dell’Olimpo dei Battle Royale, a questo punto, sembrava un’impresa impossibile, una di quelle che nessuno, con nessun progetto e nessun nome importante poteva portare a termine. Qualche mese fa, però, ecco che un nuovo concorrente si fa avanti con la propria proposta e, questa volta, non stiamo parlando di uno qualunque. Stiamo parlando di Call of Duty.

La leggendaria serie di Activision che ha saputo infrangere i propri record di vendita ad ogni nuova uscita, infatti, ha deciso di lanciare il guanto di sfida ai colossi del genere proponendo, nel prossimo capitolo della saga, una modalità Battle Royale basata sul rodato ed apprezzato gameplay tipico del brand. La domanda, però, rimane. Basterà un nome altisonante e prestigioso come quello di Call of Duty per attirare l’attenzione del grande pubblico? Gli elementi distintivi della IP di Activision si adatteranno ad una formula particolare come quella delle Battaglie Reali? Stiamo per scoprirlo!

IL BUONO, IL BRUTTO, IL CATTIVO

La presentazione di Call of Duty: Black Ops 4 è stata di quelle storiche, una di quelle che ti ricordi per tanto tempo e non necessariamente per i motivi giusti. Il multiplayer competitivo, da sempre colonna portante dell’intera esperienza di Call of Duty era tornato, portando con sé una serie di novità tutto sommato abbastanza interessanti che potrebbero servire ad oliare un po’ gli ingranaggi della struttura imbastita da Treyarch dando nuova linfa agli scontri online.

Torna anche la modalità zombie, altro elemento fondamentale delle ultime iterazioni di CoD, con 3 campagne differenti che ci porteranno nell’Antica Roma, sul Titanic e a rivisitare una delle mappe più famose dei precedenti Black Ops. Non torna, però, la campagna che, per quanto fosse una specie di tutorial, un contorno per la ben più importante esperienza multigiocatore, francamente è sempre stata piacevole da giocare e offriva una sorta di background narrativo anche per le battaglie online. Si tratta di una scelta che non abbiamo apprezzato fino in fondo e che, logiche di mercato a parte, stentiamo a comprendere per un capitolo numerato della serie di Black Ops.

Questa mancanza, però, nelle intenzioni degli sviluppatori sarà colmata da Blackout, la modalità Battle Royale che citavamo in apertura dell’articolo e che approfondiremo in questo provato. Secondo Treyarch, infatti, essa saprà catturare l’attenzione degli appassionati regalando ore ed ore di divertimento in un contesto inedito per la serie di Call of Duty. Sarà davvero così? Noi l’abbiamo provata a lungo in questi giorni e stiamo per darvi le nostre prima impressioni di quello che, lo ricordiamo, è un codice beta che sta subendo mutazioni giorno dopo giorno per venire incontro al feedback della community.

THIS IS BLACKOUT

Blackout ha un’impostazione da Battle Royale come tanti altri. Si parte su un’isoletta che funge da ritrovo per tutti i giocatori che parteciperanno al match (88 al contrario dei 100 visti in PUBG e Fortnite) e, dopo un breve conto alla rovescia, si parte per essere catapultati su una vasta isola che farà da teatro alla battaglia reale da cui solo uno uscirà vivo. La mappa di Blackout è composta da un collage di vecchie mappe prese dai vari capitoli di Black Ops come Nuketown, Firing Range, Asylum e tante altre, opportunamente modificate in modo da restituire la sensazione di un ambiente coeso ed omogeneo, piuttosto che da pezzi di ambientazioni conosciute incollate alla bene e meglio.

Il map design, ad essere onesti ci ha convinti. Offre una varietà notevole, è composta da alcune zone all’aperto ed altre più anguste che variano il gameplay in maniera dinamica e, soprattutto, è piena di citazioni ai vecchi episodi della serie che faranno sicuramente la gioia degli appassionati.

Per navigare una mappa così grande, però, vi era la necessità di includere dei veicoli, una prima volta assoluta per la saga di Call of Duty che, in passato, li aveva relegati a semplici apparizioni nelle killstreak. Questa volta, invece, i giocatori potranno mettersi alla guida di quad, camion, elicotteri e gommoni in modo simile a quanto avviene nel diretto concorrente, Battlefield, per percorrere lunghe distanze in breve tempo (soprattutto quando si vuole raggiungere la Zona Sicura senza subire troppi danni).

Il modello di guida adottato, però, ricorda da vicino quello di Halo con lo stick sinistro adibito all’accelerazione e quello destro alla sterzata rendendo piuttosto difficile la manovrabilità dei vari mezzi. Dal punto di vista del gameplay vero e proprio, troviamo una riproposizione degli elementi classici visti in tutti i capitoli di CoD tra cui il ritmo frenetico, un time to kill piuttosto basso (con la salute e l’armatura che vanno ricaricate tramite oggetti appositi) e la possibilità di compiere scivolate per sfuggire agli attacchi nemici. Si inizia completamente disarmati, con la possibilità di usare i pugni come unico strumento di offesa che, tuttavia, si dimostrano totalmente inefficaci nello scontro contro qualcuno armato anche della più misera delle armi.

L’obiettivo delle prime fasi di gioco è, come al solito, quello di trovare una bocca da fuoco nel più breve tempo possibile in modo da aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza. Da questo punto di vista Blackout offre una scelta davvero ampia tra Fucili d’Assalto, Shotgun, Fucili di Precisione, Lanciarazzi, Granate e tanto altro. Ciascuna delle armi presenti sul campo di battaglia può essere reperita con la pressione prolungata di un tasto, una meccanica che non abbiamo gradito nel modo più assoluto poiché assolutamente imprecisa e che rende gli scontri più frenetici un vero incubo. Va detto, comunque, che Treyarch ha già annunciato di essere a lavoro per rendere la raccolta degli item molto più semplice e intuitiva.

Anche gli accessori per le armi come mirini, caricatori aumentati e impugnature sono parte del loot reperibile sul campo di battaglia e sono compatibili solo con alcune armi. Il bilanciamento delle bocche da fuoco, tutto sommato, ci è sembrato ben fatto e non ci sono strumenti troppo più potenti rispetto agli altri. Oltre a questo sono anche presenti una serie di strumenti da usare per avere la meglio sugli avversari come il filo spinato, il rampino, il rilevatore di posizione e tanto altro, oggetti che variano non poco l’esperienza offerta dai Battle Royale tradizionali.

L’aggiunta interessante, invece, riguarda i perk che, invece di essere selezionati ad inizio partita, vanno trovati durante il match e sono utilizzabili una sola volta per un tempo limitato dall’apposito menu ma che possono davvero stravolgere le sorti del match. Il menu di gestione dell’inventario, comunque, soprattutto per quanto riguarda la versione console, risulta abbastanza scomodo in quanto ci costringe a navigare tra i nostri oggetti con un cursore molto simile a quello visto in Destiny da controllare con lo stick sinistro che, in molti casi, si rivela fastidioso e poco intuitivo.

Ultima nota da segnalare è la presenza degli zombie anche in alcuni punti della mappa di Blackout che attaccheranno a vista i giocatori infliggendo pesanti danni ma che possono essere indirizzati per attaccare gli avversari tramite i soliti pupazzi a forma di scimmia che li attirano prima di esplodere, davvero un’introduzione gradita che funge quasi da firma per gli sviluppatori di Treyarch.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, invece, Blackout è tutto sommato in linea con quanto visto nel comparto multiplayer classico degli ultimi Call of Duty. Il map design, come vi dicevamo, ci ha convinti ma è impossibile non notare una serie di texture in bassa definizione, soprattutto sui muri e sui pavimenti, probabilmente dovuti al fatto che il motore di gioco di CoD (che tradizionalmente non è proprio tra i più performanti in circolazione), non riesce a gestire 88 giocatori in contemporanea senza scendere a qualche compromesso.

I suoni, invece, elemento chiave per la buona riuscita di una partita in qualsiasi battle royale, sono ben realizzati e vengono tutti riprodotti con cura e precisione.

CONCLUDENDO

Per concludere, Blackout, la modalità Battle Royale di Call of Duty: Black Ops 4, ci ha convinti a metà. Da una parte ci sono una serie di novità che, sicuramente, unite al gameplay e all’appeal innegabile della serie di CoD, faranno gola agli appassionati del genere ma non si tratta di qualcosa di rivoluzionario o che potrebbe far cambiare idea ai detrattori dei Battle Royale.

Blackout, infatti, per quanto sia piacevole da giocare assomiglia in modo notevole a quanto visto in altri giochi come PUBG o H1Z1 e non rappresenta un punto di svolta per un genere che sta raggiungendo una preoccupante saturazione. Il supporto da parte di Treyarch e Activision sarà fondamentale per la buona riuscita del progetto e non vediamo l’ora di vedere se il nome di Call of Duty è ancora così forte da impensierire gli altri colossi del mercato. Il tempo ce lo dirà.

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