Call of Cthulhu, la Recensione – NO SPOILER

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Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

Appassionato del mondo videoludico e della tecnologia già da quando era un bimbo in Beta Testing. Ama i giochi quasi quanto il Wrestling ed il Metalcore!

‘’La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto!’’ con una frase semplice come questa, Howard Phillips Lovecraft riuscì a portare in vita un intero universo basato sulla paura. È un pochino difficile essere appassionati della cultura nerd e non sentire nominare almeno una volta il celeberrimo scrittore di Providence. Questo autore, infatti, diventò un pilastro della cultura dell’ignoto e, con le sue opere (come spesso accade quando una cosa prende il sopravvento), riuscì ad influenzare tutti i rami dei media. I riferimenti alle opere di Lovecraft sono un pochino ovunque si parli di paura. Spesso abbiamo visto riferimenti anche in serie TV più famose (come per esempio Stranger Things) o semplicemente in qualche canzone di gruppi musicali.

Ma come per ogni ramo che si fa ‘’influenzare’’ in qualche modo, anche il buon vecchio mondo videoludico, nel corso degli anni, ha subito sempre più volte l’influenza dello scrittore di Providence e delle sue opere. Abbiamo avuto una quantità abbastanza cospicua di titoli ispirati al mito di Cthulhu in maniera più o meno involontaria (basta guardare Bloodborne), ma anche opere dirette ispirate ai racconti di Lovecraft. I più vecchi sicuramente ricorderanno opere come Necronomicon o Call of Cthulhu: Prisoner of Ice che in qualche modo, stregarono gli appassionati del mito, ma non erano destinati ad un vasto pubblico.

Solo nel 2005, abbiamo avuto un’opera più aperta ed accessibile al pubblico anche ‘’inconscio’’ dell’esistenza di H.P. Lovecraft. Call of Cthulhu: Dark Corners of the Earth, si presentava in principio come un semplice survival horror investigativo, che all’apparenza, non offriva niente di nuovo. Nessuno però si aspettava di trovare un gioco cosi ben strutturato e per di più ispirato alle opere dello scrittore di Providence. Nel corso degli anni Dark Corners of the Earth diventò un must have per tutti gli appassionati di Lovecraft ed in molti casi fecero avvicinare molti giocatori ignari delle opere scritte, ad esse.

Ma gli anni passarono ed oltre i riferimenti (più o meno) voluti nelle opere esterne non dedicate a Cthulhu in particolare, non c’è stata più traccia di un videogioco direttamente ispirato. Finché, durante l’E3 del (ormai lontano) 2016, un annuncio da parte di Focus Home Interactive, riaccese la speranza nei cuori degli appassionati del mito. Davanti ai nostri occhi si palesò per la prima volta, quello che doveva essere un altro gioco direttamente ispirato al mito di Cthulhu, intitolato semplicemente Call of Cthulhu.

Gli anni, però, iniziarono a passare, senza novità di rilievo sul gioco. Eccoci dunque arrivati nel 2018, 2 anni dopo la presentazione, a ritrovarci tra le mani con il prodotto finale. Ma sarà l’opera dei Cyanide valida o l’attesa è stata pressochè inutile? Scopritelo insieme a noi, nelle prossime righe!

Ph’nglui mglw’nafh Cthulhu R’lyeh wgah’nagl fhtagn!

L’opera dei ragazzi di Cyanide è, a primo impatto, abbastanza difficile da attribuire ad un genere ben preciso. Call of Cthulhu infatti cerca di prendere più elementi, da giochi di natura diversa (un po’ come fece Dark Corners of the Earth), cercando di tenere in piedi,in un certo senso, un mostro di Frankenstein. Per farvi capire bene di cosa si tratta, basta immaginarvi un The Vanishing of Ethan Carter con elementi più portati all’ RPG (molto semplificati).

Non si tratta di un walking simulator, ma, allo stesso tempo, nemmeno di un vero e proprio gioco investigativo. Call of Cthulhu infatti cerca di prendere i migliori aspetti dei vari rami menzionati sopra per poi ampliarli con una storia ben raccontata.

L’opera dei ragazzi di Cyanide, infatti, cerca di proporsi quasi come un libro interattivo in cui la storia farà principalmente da padrone e i vari elementi di gameplay verranno un po’ messi in secondo piano. In Call of Cthulhu prenderemmo i panni di Edward Pierce, un detective privato che oramai da mesi si è rinchiuso nel suo alcolismo che gli impedisce di svolgere correttamente il suo lavoro.

La principale motivazione di tutto questo, sono i frequenti incubi che Pierce sperimenta ogni notte da mesi. Tutto il suo mondo verrà sconvolto quando, il detective sarà impegnato ad scoprire i misteri di un omicidio, che sulla carta risulta un banale incidente.

Di base una storia molto basilare che, non presenta niente di diverso dal classico giallo di metà 1900. La trama, infatti, come un po’ tutte le opere Lovecraftiane, tende a decollare abbastanza lentamente, e le prime 2 ore saranno, in buona sostanza, una semplice fase di presentazione. Ma con il passare delle ore, anche il mistero inizierà a prendere il sopravvento sul giocatore, rendendo il racconto della storia sempre più interessante con colpi di scena per niente banali.

Per i fan dello scrittore di Providence, questo Call of Cthulhu sarà come un’enciclopedia interattiva, dove la mole di contenuti non viene per niente risparmiata. Vedere nominati certi essere della ‘’cultura’’ lovecraftiana come l’errante o i semplici riferimenti alla ‘’Grande Pesca di Darkwater’’ sicuramente porteranno la gioia nei cuori dei fan più sfegatati.

Il gameplay invece, si presenta in maniera molto più semplice della parte narrata, usando una struttura a tratti molto lineare che cerca in qualche modo di dare un senso di ‘’libertà’’. Dato che di base prenderemmo i panni di un investigatore privato, il gioco ci farà esplorare una serie di ambientazioni nella ricerca di indizi. Potremo dialogare con molti NPC che ci daranno informazioni utili o che in qualche modo reagiranno ai nostri modi di porsi.

Ogni singolo dialogo o parola scelta da noi, influirà in qualche modo sul finale della storia. Anche l’esplorazione verrà premiata ed in qualche modo influirà sul destino di Edward, che in base a quello che troverà avrà molte più modalità d’approccio, grazie ad un vero e proprio albero delle abilità. Insomma, ogni scelta ha un suo prezzo, o almeno quello prova a far credere il gioco, essendo che di base, molte cose sono palesemente guidate verso uno dei 4 finali.

Oltre l’esplorazione ed il dialogo, ci sono delle piccole sezioni stealth ed anche una piccola parte FPS che, in fin dei conti, non funzionano proprio bene. È molto apprezzabile il volere dei creatori nel diversificare la struttura base del gioco che, tuttavia, non riesce a funzionare a dovere fuori dal nucleo base. Infatti le sezioni stealth risulteranno praticamente inutili e banali, con un’intelligenza artificiale al limite della stupidità (basterà letteralmente giragli intorno per distrarla).

Anche le sezioni shooting si ridurranno ad una sequenza scriptata che di per se, non aggiunge niente di particolare all’esperienza base, ma a tratti la rovina. Tuttavia, oltre queste due scelte molto discutibili, il gameplay di base, per quanto semplice, funziona ed riesce ad temervi incollati fino alla fine.

Tecnicamente Parlando

Forse il comparto tecnico è il punto più a sfavore dell’intera opera dei ragazzi di Cyanide. Sicuramente non siamo su livelli disastrosi, ma si nota una certa mancanza di cura per determinati dettagli (e non solo) rendono l’esperienza abbastanza datata per un titolo del 2018. Partendo dal lato grafico, il gioco si presenterà sulle console base in una risoluzione standard di 1080p con un framerate di 30 fotogrammi al secondo. Sulle versioni mid-gen invece il gioco offre le ormai note risoluzioni 4K (nativo su Xbox One X), ma con la pecca del framerate sempre sui 30.

Il problema principale deriva dal fatto che, in moltissimi casi il framerate tende a scendere sotto i 30, rendendo a l’esperienza molto macchinosa e pesante. Anche il motore grafico, che al apparenza non risulta pesante, soffre di problemi abbastanza gravi come il mancato caricamento delle texture, glitch grafici ed un certo flickering molto frequente e fastidioso.

Anche il comparto audio soffre di problemi, più o meno gravi, che consistono in un mancato sincro tra i doppiaggi ed i filmati mostrati. In più, in qualche segmento abbiamo notato una qualità audio praticamente abbassata, rendendo l’esperienza molto fastidiosa per l’udito (sentire i continui ronzii delle musiche, dopo qualche minuto porterà all’esasperazione). Una nota di merito però va data al doppiaggio, che ci è risultato più che valido e conivolgente.

Tuttavia, anche questo piccolo punto a favore del comparto tecnico, viene praticamente ‘’ucciso’’ dalle animazioni a dir poco legnose dei personaggi. Vedere certi NPC avere un’espressione finta e plasticosa durante un discorso serio, ci ha fatto distrarre più e più volte, togliendo il mood creato dalla storia seria. In certi punti infatti, ci era venuto difficile non ridere o rimanere semplicemente seri, davanti alle espressione tarde dei personaggi o dai movimenti da ‘’scopa dentro l’ano’’ svolti da essi.

Tuttavia, persino con questi difetti, il gioco non è a livelli disastrosi, ma per colpa di queste sbavature tecniche, risulta molto mediocre ed affrettato come prodotto. Non siamo ai livelli di un Alien: Colonial Marines, ma nello stesso tempo non siamo manco vicini ad un qualsiasi titolo visto quest’anno, rimanendo praticamente rilegati alla mediocrità tecnica.

In conclusione

Call of Cthulhu sicuramente non è un’opera perfetta e nemmeno paragonabile a certi giochi usciti in questo 2018. Tuttavia i ragazzi di Cyanide non avevano come obbiettivo la competizione diretta con altri colossi del mercato, ma semplicemente di ricreare un’esperienza fedele basata sul mito di Cthulhu. E infatti Call of Cthulhu è esattamente questo! Un’esperienza dedicata ai fan, che rinchiude dentro di essa il meglio della cultura lovecraftiana.

Un must buy per gli appassionati e sicuramente l’opera videoludica dedicata a Cthulhu, più completa di sempre. Non è un gioco per tutti, ma nello stesso tempo neanche per pochi. Se siete incuriositi dal mito, ma i libri vi sembrano troppo complicati o se semplicemente cercate una bella storia senza avere troppe pretese, allora Call of Cthulhu potrebbe sicuramente fare al caso vostro.

7.5

Trama

8.5/10

Gameplay

7.5/10

Grafica

6.5/10

Sonoro

6.5/10

Longevità

8.5/10

Pros

  • Una storia di Lovecraft interattiva...
  • Una mole impressionante di riferimenti basati sul universo Lovecrafitano
  • Gameplay semplice ma che funziona a dovere...
  • Un must buy per tutti gli appassionati di Lovecraft
  • I vari finali e le scelte diverse lo rendono abbastanza rigiocabile

Cons

  • ...con il difetto della lentezza iniziale
  • Qualche difetto tecnico che rovina l'esperienza ogni tanto
  • ...anche se a tratti troppo scriptato
  • Molte scelte risulatano superflue e senza uno scopo ben preciso
  • Le sezioni stealth sono praticamente inutili

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