Assassin’s Creed: Odyssey, La Recensione – NO SPOILER

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Riccardo Cantù
Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

Super appassionato di tutto ciò che è entertainment. Musica, Videogiochi, Cinema, Fumetti, Letteratura sono il suo pane quotidiano. Ama anche il wrestling ma non c'ha mai provato a casa. Forse.

La saga di Assassin’s Creed è rinata. Il famigerato e amatissimo brand di Ubisoft, dopo aver abbandonato le uscite annuali che avevano notevolmente minato la qualità dei singoli capitoli, sta vivendo una seconda giovinezza anche grazie a un netto cambio di direzione voluto dagli sviluppatori che ha infuso nuova linfa vitale nella formula che ha reso famosa la serie. Dopo il lancio di Assassin’s Creed II, infatti, abbiamo avuto una sequela di titoli tutti un po’ troppo simili tra loro che, complice una trama orizzontale confusa e poco interessante e una struttura di gameplay piagata da alcuni storici problemi, hanno raffreddato, in un certo modo, l’amore dei fan nei confronti della saga.

Assassin’s Creed: Origins, il capitolo uscito l’anno scorso dopo 2 anni di assenza dalle scene, tuttavia, ha avuto il merito di risollevare le sorti dell’IP di Ubisoft con una serie di scelte coraggiose ed azzeccate che hanno saputo rinnovare Assassin’s Creed radicalmente, ripensandone alcuni aspetti fondamentali ed introducendo alcuni elementi che si sono rivelati vincenti per il rilancio della saga nella nuova generazione. L’intenzione del publisher francese è stata quella di trasformare il suo brand di punta in un RPG open world con tanto di missioni secondarie, equipaggiamento e armi con statistiche e proprietà uniche, boss segreti e tanto altro. È una scelta, come dicevamo, che si è rivelata vincente e che ben si sposava con il setting scelto per quel capitolo, quello dell’Antico Egitto, periodo in cui si è formato l’Ordine degli Assassini.

Quest’anno, invece, Ubisoft Quebèc riprende la medesima struttura di gioco di Origins e ci porta nella Grecia Antica con Assassin’s Creed: Odyssey, un titolo che come suggerisce il nome, ci lancerà in un viaggio epico in un mondo in guerra, violento, selvaggio e pieno di personaggi memorabili. Sarà riuscito Odyssey a ripetere quanto di buono visto nel precedente episodio e, magari, ad espanderlo in nuove direzioni? Scopritelo con noi nella nostra recensione!

QUESTA È SPARTA (?)

Dal momento del suo annuncio, Assassin’s Creed: Odyssey ha subito destato i dubbi e la curiosità del pubblico su un punto cardine della sua ambientazione. Ai tempi il cui il gioco si svolge, infatti, non esisteva né l’Ordine degli Assassini né quello dei Templari e, per questa ragione, molti si sono chiesti se il titolo avesse davvero tutte le carte in regola per portare il nome di Assassin’s Creed in copertina.

Nelle intenzioni dello sviluppatore, però, questo titolo avrebbe dovuto chiarire alcuni passaggi fondamentali per la comprensione della trama che collega tutti i titoli della serie, cioè la nascita e la storia dei Frutti dell’Eden, artefatti mistici già apparsi più volte in episodi passati. Odyssey, dunque, segue l’avventura di un mysthios, un mercenario, che per la prima volta nella storia di questo importante brand può essere di sesso maschile o femminile, a scelta del giocatore.

Alexios e Kassandra, infatti, sono due lati della stessa medaglia, legati dalla stessa genesi, dallo stesso destino e sono un prodotto dello stesso drammatico passato. Scegliere uno dei due, rispetto all’altro, infatti, non cambia nulla a livello di narrazione ma permette al giocatore di calarsi al meglio in una trama tutto sommato ben scritta e con qualche colpo di scena davvero notevole. Una volta compiuta la nostra scelta, quindi, saremo lanciati nell’affascinante mondo imbastito da Ubisoft Quebèc nei panni di un ragazzo (o di una ragazza), discendente direttamente dalla linea di sangue di Leonida, il leggendario eroe spartano.

Dopo aver assistito a una serie di scene provenienti dalla vita di tutti i giorni del nostro protagonista, però, vivremo un atto drammatico della sua infanzia quando a causa di una profezia di un oracolo, a nostro padre verrà chiesto di sacrificare nostra sorella agli dei. Noi, ovviamente, ci opporremo con forza a questo triste destino, incorrendo nelle ire dei sacerdoti e costringendo nostro padre a offrire noi in tributo. Di conseguenza, come da tradizione spartana, verremo lanciati giù dalla montagna andando incontro a morte certa. Qualcosa, però, ci consente di sopravvivere ed approdare sulle rive dell’isola di Cefalonia dove verremo presi in custodia dall’eccentrico Marco che ci accudirà come un padre fino all’età adulta. Da qui prende inizio la storia del gioco in cui, ben presto, ci metteremo sulle tracce di nostro padre e ci imbatteremo in eventi molto più grandi di quanto ci aspettassimo inizialmente.

Non vogliamo parlare oltre della trama di Assassin’s Creed: Odyssey perché rischieremmo di rovinarvi le molte sorprese che essa ha in serbo ma ci limitiamo a dire che, per quanto non sia, probabilmente, a livello di quanto visto in Origins, si tratta di una storia ben scritta e ben narrata con centinaia di missioni secondarie, dialoghi a scelta multipla e incontri casuali che approfondiscono ogni aspetto di uno dei setting più affascinanti mai visti in un gioco della saga. Peccato per alcuni cali repentini di ritmo, soprattutto all’inizio del gioco, e per alcune ingenuità nella costruzione dell’atmosfera che inficiano in parte alcuni momenti potenzialmente memorabili. Niente di preoccupante, sia chiaro, ci sarebbe solo piaciuta un po’ più di cura sotto questo punto di vista.

LE GUERRE DEL PELOPONNESO

La struttura di gameplay di Assassin’s Creed: Odyssey riprende in modo quasi pedissequo quanto di buono visto nel capitolo precedente, Origins. Si tratta, in fin dei conti, di un Action-RPG open world in cui il giocatore ha libertà assoluta di movimento e di azione in un mondo enorme, coeso e completamente esplorabile. Fin dai primi momenti del gioco, infatti, ci viene data la possibilità di scegliere in maniera autonoma quali missioni seguire, quali accettare e in che modo completarle se facendo affidamento sulle meccaniche stealth o lottando a viso aperto. Molte volte vi sarà addirittura concessa la libertà di decidere se eliminare un obiettivo o risparmiarlo con le dirette conseguenze che si rifletteranno sul mondo di gioco e sullo svolgersi della vostra avventura.

L’impostazione del gioco, come dicevamo, è quella di un action in terza persona con una forte componente da RPG. Questo significa che, nelle sezioni di combattimento, avremo un tasto dedicato agli attacchi leggeri, uno a quelli pesanti e uno adibito all’utilizzo delle abilità attive, inserite per la prima volta in assoluto in un gioco della saga. Tramite un albero delle abilità simile a quello presente in Origins (ma molto più complesso e articolato), infatti, sarà possibile sbloccare vari upgrade alle statistiche come un aumento percentuale dei danni critici o un miglioramento della salute ma anche vere e proprie skill offensive come una carica fulminea capace di infliggere danni elevatissimi o una proiezione fantasma utile ad eliminare in un solo colpo a distanza gli avversari ignari della nostra presenza con tanto di cooldown che ne impedisce l’utilizzo continuativo.

Lo skill tree, per essere sviluppato, naturalmente, necessita di punti abilità sbloccabili compiendo le missioni principali e secondarie proposte dal titolo. Queste ultime presenti in gran numero, varie e tutto sommato piacevoli da affrontare hanno il duplice ruolo di approfondire la “lore” del gioco e anche di far crescere il livello del nostro personaggio in modo da consentirgli di affrontare le missioni chiave per proseguire nella storia con una maggiore facilità. Le quest che accetteremo, inoltre, saranno inserite in un comodo elenco che indica con precisione la posizione dell’obiettivo sulla mappa e anche il livello consigliato per la buona riuscita della stessa. Nel caso sceglieste di affrontare l’intero gioco in modalità stealth, però, è bene ricordare che il team di sviluppo ha pensato bene di inserire un ulteriore livello per la furtività del personaggio che, se tenterà di eliminare furtivamente un nemico molto più forte di lui, finirà solo per infliggergli una modesta quantità di danni e per attirare a sé le attenzioni di tutti gli antagonisti circostanti.

Per quanto riguarda gli equipaggiamenti, invece, Ubisoft Quebéc ha inserito all’interno della sua nuova opera una mole impressionante di oggetti che vanno dalle armi bianche come le spade, le lance, le mazze e le daghe alle armature capaci di conferire al giocatore abilità passive interessanti e, quindi, di personalizzare ulteriormente l’esperienza di gioco. Tutti gli oggetti sono disponibili in varie rarità che vanno dal comune al Leggendario, necessitano di un determinato quantitativo di esperienza prima di essere utilizzati e possono essere reperiti come ricompensa delle missioni o acquistandoli presso i mercanti sparsi per l’enorme mappa imbastita dai developer. Tornano, inoltre, le sezioni a bordo delle navi da guerra, viste per la prima volta in Assassin’s Creed IV: Black Flag che rappresentano un’ottima variante delle normali missioni proposte dalla nuova fatica dello studio canadese, senza mai risultare pedanti o troppo reiterate. Un altro elemento che abbiamo apprezzato è la scelta di Ubisoft di inserire elementi fantasy all’interno di quello che sarebbe stato, altrimenti, l’ennesimo titolo dalle connotazioni realistiche e storicamente accurate. Abbiamo gradito questa scelta perché, come più volte spiegato dagli sviluppatori, gran parte della nostra conoscenza di quel periodo proviene dai documenti redatti dallo storico Erodoto che, spesso, aggiungeva elementi di fantasia nella cronaca di fatti realmente accaduti.

Tutto questo ha permesso a Ubisoft di scatenare la propria creatività, implementando in Odyssey una serie di boss-fight interessanti, impegnative e esaltanti contro creature e mostri provenienti dalla mitologia greca e rendendo l’esplorazione del mondo di gioco, se possibile, ancora più affascinante. Menzione aggiuntiva va fatta sicuramente al sistema di dialoghi introdotto per l’occasione che ci permette di scegliere autonomamente la direzione di alcune conversazioni modellando a nostro piacimento le relazioni con gli NPC che popolano questa versione della Grecia Antica. Sarà possibile, infatti, stringere amicizie, spezzare rapporti con le persone che non ci vanno a genio e, addirittura, creare vere e proprie storie d’amore con alcuni dei personaggi che incontreremo sulla nostra strada.

Si tratta, probabilmente, di un elemento di contorno ma che stratifica notevolmente il gameplay ed aggiunge profondità alla personalizzazione del nostro protagonista. Unica nota negativa, a margine, riguarda le sezioni ambientate nel mondo moderno. Queste ultime, dal finale di Assassin’s Creed III in poi, vengono lasciate totalmente al caso, non propongono nulla di davvero interessante e sembra vengano implementate solo perché qualcuno lo richiede tassativamente. A questo punto, davvero, potremmo farne a meno, soprattutto considerando la bellezza assoluta di quanto, invece, accade nel passato.

TECNICAMENTE PARLANDO

Dal punto di vista tecnico, Assassin’s Creed: Odyssey è veramente una piccola perla. Il mondo di gioco, vasto, vivo, interessante e pregno di attività da compiere e luoghi da scoprire, vale da solo il prezzo del biglietto: percorrere a cavallo paesaggi di quella bellezza mentre si viaggia da una città all’altra, per qualcuno, potrebbe rappresentare già di per sé un ottimo motivo d’acquisto. La Grecia Antica, lo ripetiamo, è a nostro avviso uno dei setting più affascinanti e belli da vedere che siano mai stati adottati per un capitolo della saga di Assassin’s Creed.

Ogni nuovo luogo che scopriremo sarà abitato da personaggi diversi immersi nella loro vita con una storia da raccontare e con interessanti conversazioni da proporci. Starà a noi decidere se affrontare il gioco seguendo unicamente la trama principale o se perderci tra le vie di una delle mappe più grandi e meglio realizzate mai viste in un episodio di questo fortunato brand. I modelli dei vari personaggi sono creati con assoluta maestria mentre le animazioni, questo va detto, risultano un po’ legnose e non sempre credibili e stonano un po’ con la magnificenza dell’ambientazione circostante.

Anche il doppiaggio in italiano soffre di molti alti e alcuni bassi con qualche personaggio principale o secondario che non esprime le proprie battute con la giusta intonazione e che, inevitabilmente, rende il tutto meno solenne di quanto dovrebbe essere. Buona, invece, la longevità che si attesta sulla ventina di ore solo per il completamento della campagna principale ma che può arrivare anche al triplo se vorrete perdervi nei meandri della storia scritta da Ubisoft Quebéc con tutte le missioni secondarie che arricchiscono e approfondiscono una lore dall’innegabile fascino.

IN CONCLUSIONE

Per concludere, Assassin’s Creed: Odyssey compie un ulteriore step nella trasformazione del brand in action-RPG open world a tutti gli effetti. Tutti i pregi del lavoro svolto su Origins tornano anche in questo nuovo capitolo arricchiti e potenziati da una serie di accortezze volte a immergere ancora di più il giocatore in un contesto credibile, avvincente e meraviglioso da vedere. Se Ubisoft continuerà su questa strada proponendo, in futuro, episodi via via più stratificati e profondi, potremmo dire senza timore di sbagliare che Assassin’s Creed è rinato dalle proprie ceneri. E ne saremmo davvero felici.

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8.3

Trama

8.0/10

Gameplay

8.0/10

Grafica

8.5/10

Sonoro

8.0/10

Longevità

9.0/10

Pros

  • Setting ricco, vivo e interessante
  • Contenutisticamente notevole
  • Gameplay solido e ben implementato

Cons

  • Tecnicamente soffre di molti alti ma anche di qualche basso
  • A livello di trama si poteva osare qualcosa in più
  • Le sezioni nel presente sono abbastanza noiose e dimenticabili

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